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Hiroshima: dalla Fondazione alla Bomba alla Rinascita

Dal 1589 al 6 agosto 1945 e la ricostruzione.

Il Genbaku Dome di Hiroshima con in primo piano la lapide del patrimonio mondiale UNESCO
La lapide UNESCO davanti al Dome: patrimonio mondiale dal dicembre 1996.
In questo articolo
  1. 1589: un castello sull’isola larga
  2. La città militare dell’era Meiji
  3. 6 agosto 1945, ore 8:15
  4. Il conto delle vittime
  5. “Per settantacinque anni non crescerà nulla”
  6. Hiroshima oggi
  7. Come visitare i luoghi della memoria

La storia di Hiroshima non comincia il 6 agosto 1945. Comincia tre secoli e mezzo prima, su un delta di sabbia e canneti alla foce del fiume Ōta, dove un signore della guerra decise di piantare un castello. Capirlo cambia il modo in cui cammini per la città: quella che attraversi oggi non è una città nata dalla bomba, ma una città che la bomba ha attraversato e a cui è sopravvissuta. Ricostruire la sequenza (fondazione, città militare, distruzione, rinascita) è il modo più onesto di visitarla.


1589: un castello sull’isola larga

Nel 1589 Mōri Terumoto, uno dei grandi vassalli di Toyotomi Hideyoshi, lasciò la fortezza montana di Yoshida-Kōriyama e scelse il delta aperto sul Mare Interno di Seto. Il nome della nuova città, 広島 (Hiroshima), significa letteralmente “isola larga”: le sei braccia del fiume Ōta dividevano l’area in banchi di sabbia che andavano bonificati uno a uno. Il castello fu costruito rapidamente e nel 1593 Mōri vi si trasferì.

La fortuna dei Mōri durò poco: dopo la sconfitta a Sekigahara nel 1600 furono trasferiti a Hagi. Dal 1619 al 1871 Hiroshima fu il centro del dominio della famiglia Asano, una lunga stagione di pace in cui la città crebbe come porto fluviale e mercato del riso. È la stessa epoca Tokugawa che a Kyoto ha lasciato il Castello Nijō con i suoi pavimenti dell’usignolo: due modi diversi di raccontare lo stesso potere.

La città militare dell’era Meiji

La svolta arriva con la modernizzazione. Negli anni Ottanta dell’Ottocento il governatore Senda Sadaaki fa scavare il porto di Ujina; nel 1894 la ferrovia San’yō raggiunge la città e una linea di raccordo collega la stazione al molo. Nel giro di pochi anni Hiroshima diventa la porta da cui l’esercito imperiale si imbarca verso il continente.

Durante la prima guerra sino-giapponese la città è per sette mesi la capitale de facto del Giappone: l’imperatore Meiji tiene il quartier generale dentro il castello dal 15 settembre 1894 al 27 aprile 1895, e la Dieta si riunisce qui in sessione straordinaria. Nell’agosto 1945 Hiroshima ospita il comando della Seconda Armata Generale e il quartier generale marittimo dell’esercito a Ujina. Questa vocazione militare, unita a una conca circondata da colline che avrebbe amplificato l’onda d’urto, è il motivo per cui la città finì in cima alla lista dei bersagli: la selezione è raccontata nel dettaglio nell’articolo sul Progetto Manhattan e lo sviluppo di Little Boy.

ApprofondisciKosei Mito: 300.000 Turisti Guidati al Dome

6 agosto 1945, ore 8:15

Il B-29 Enola Gay decolla dall’isola di Tinian alle 2:45 del mattino. Alle 8:15, ora locale, sgancia da circa 9.500 metri l’ordigno all’uranio chiamato Little Boy. La bomba cade per poco più di quaranta secondi ed esplode a circa 600 metri di quota, quasi esattamente sopra la clinica Shima, a un centinaio di metri dal ponte Aioi che era il punto di mira. La potenza è stimata intorno ai 15 kilotoni.

Sotto l’ipocentro la temperatura al suolo supera per un istante i tremila gradi. L’onda d’urto rade al suolo gran parte del centro; gli incendi si saldano in una tempesta di fuoco che brucia per ore. Nel primo pomeriggio cade la pioggia nera (黒い雨, kuroi ame), gocce oleose cariche di polveri radioattive che molti sopravvissuti, disidratati, bevono.

Grande fotografia storica di Hiroshima rasa al suolo esposta al Museo della Pace
Nell’Edificio Principale una fotografia a parete mostra la città ridotta a macerie fino all’orizzonte.
DataEvento
1589Mōri Terumoto fonda la città e avvia il castello
1619Inizia il dominio degli Asano (fino al 1871)
1894-95Quartier generale imperiale nel castello
6 agosto 1945Ore 8:15, esplosione di Little Boy
1949Legge sulla Città Memoriale della Pace
1996Il Genbaku Dome entra nel patrimonio UNESCO

Il conto delle vittime

Nessuno conoscerà mai la cifra esatta, perché l’anagrafe della città bruciò insieme alla città. Le stime più accreditate parlano di almeno 70.000 morti nell’immediato e di un totale compreso tra 90.000 e 166.000 entro la fine del 1945, su una popolazione che al momento dell’attacco si aggirava intorno alle 350.000 persone tra civili, militari, lavoratori coreani e studenti mobilitati. Circa nove vittime su dieci erano civili.

Il conteggio non si è mai chiuso. Ogni 6 agosto i nomi di chi è morto nell’anno precedente per cause riconducibili all’esposizione vengono aggiunti al registro custodito sotto il cenotafio, nel Peace Memorial Park: nel 2025 erano 128 volumi per oltre 344.000 nomi. Le voci di chi c’era sono raccolte nell’articolo sugli hibakusha, i sopravvissuti, e nel ritratto di Kosei Mito, che guida i visitatori al Dome.

“Per settantacinque anni non crescerà nulla”

Nelle settimane dopo l’attacco circolò la previsione che sul suolo di Hiroshima non sarebbe cresciuto niente per decenni. Nell’estate del 1946 fiorì l’oleandro. Da allora il kyōchikutō è il fiore simbolo della città, e a chi arriva senza saperlo sembra solo una pianta ornamentale lungo i viali.

La ricostruzione fu una scelta politica esplicita. Nel 1949 il parlamento approvò una legge speciale che designava Hiroshima “Città Memoriale della Pace”, sbloccando terreni demaniali e fondi statali. Il quartiere di Nakajima, il cuore commerciale spazzato via dall’esplosione, non fu ricostruito: divenne il parco. Al suo posto nacque il Viale della Pace, cento metri di larghezza, e nel 1950 la città si diede una squadra di baseball, i Carp, sostenuta anche da sottoscrizioni popolari.

Hiroshima oggi

Oggi Hiroshima conta circa 1,19 milioni di abitanti ed è una città larga, verde e sorprendentemente rilassata, molto meno verticale di Osaka o Tokyo. I tram della rete Hiroden sono la sua firma: fra le vetture in servizio ce ne sono due, costruite nel 1942, che erano in città il 6 agosto 1945, furono riparate e circolano ancora. Salirci è un’esperienza diversa dal prendere la metropolitana di Osaka, e valgono comunque le stesse regole di comportamento sui mezzi.

Il Genbaku Dome visto dal lungofiume Motoyasu a Hiroshima
Il Dome dal lungofiume Motoyasu. Dal dicembre 1996 è nella lista del patrimonio mondiale UNESCO.

La cucina locale ha una sua identità netta: l’okonomiyaki in versione Hiroshima si costruisce a strati con gli spaghetti di grano, ed è una delle voci più riconoscibili fra i piatti tipici giapponesi. Per una cena rapida o una colazione prima del parco, i konbini restano la soluzione più pratica.

Come visitare i luoghi della memoria

Arrivare

Da Hiroshima Station i tram Hiroden delle linee 2 e 6 portano alla fermata Genbaku Dome-mae in un quarto d’ora abbondante; la corsa urbana costa intorno ai ¥250 (indicazione di massima, agosto 2026). Il museo chiede un biglietto d’ingresso simbolico, nell’ordine dei ¥200.

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La targa commemorativa in giapponese davanti al Genbaku Dome di Hiroshima
La targa posta dalla città nel 1967, quando si decise di conservare le rovine per sempre.

Organizzare la visita

  • Metti in conto mezza giornata piena: il Museo della Pace da solo richiede almeno due ore.
  • Un’audioguida (quella del museo si noleggia all’ingresso ed esiste in più lingue) cambia molto l’esperienza del parco, dove le targhe in inglese sono spesso essenziali.
  • Vai presto: il parco è aperto di fatto dall’alba ed è il momento in cui è meno affollato.
  • Se dormi in centro sei a piedi dal parco: le zone e le opzioni sono confrontate in dove dormire a Hiroshima.

Chi vuole vedere anche il resto della città può proseguire con il Castello di Hiroshima e il giardino Shukkeien. Molti visitatori abbinano la giornata al traghetto per Miyajima, a mezz’ora scarsa di distanza: il contrasto tra il parco e il torii che emerge con la marea è forte, e conviene affrontarlo in quest’ordine, non nell’altro. Chi prosegue il viaggio verso il Kyushu può raggiungere in circa un’ora Fukuoka, e da lì anche Nagasaki, che condivide con Hiroshima il tema della memoria della bomba atomica.


Sul cenotafio è incisa una frase volutamente priva di soggetto: 安らかに眠って下さい 過ちは繰返しませぬから: “riposate in pace, perché l’errore non sarà ripetuto”. Non dice chi ha sbagliato. È una scelta linguistica precisa, e chiunque legga quella pietra è chiamato a completare la frase per conto proprio. Hiroshima si visita con questa consapevolezza: non è un memoriale del passato, è una domanda lasciata aperta.

Articolo aggiornato: agosto 2026.

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Come abbiamo scritto questo articolo

Esperienza diretta
I luoghi descritti sono stati visitati di persona (agosto 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
Verifica dei fatti
Date, nomi e cifre sono confrontati con almeno due fonti, preferendo quelle originali e le istituzioni che gestiscono i luoghi. Dove i dati divergono lo segnaliamo nel testo.
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