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Kosei Mito: 300.000 Turisti Guidati al Dome

Il volontario ottantenne che dal 2006 racconta la bomba atomica ai piedi del Genbaku Dome di Hiroshima, uno per uno.

I pannelli informativi di un volontario hibakusha stesi a terra davanti al Genbaku Dome
Davanti al Dome i volontari stendono i loro pannelli e raccontano quel giorno a chi si ferma ad ascoltare.
In questo articolo
  1. Un sopravvissuto nato dopo la bomba
  2. Perché ha lasciato il museo per il marciapiede
  3. Il raccoglitore in otto lingue
  4. Trecentomila persone, centottanta paesi
  5. FIG: guide libere, non ufficiali
  6. Il nodo scomodo: studiati, non curati
  7. Come e quando provare a incontrarlo

Ai piedi del Genbaku Dome, dal lato del fiume Motoyasu, capita di trovare un uomo anziano seduto su una sedia pieghevole con un raccoglitore ad anelli sulle ginocchia. Non ha microfono, non ha ombrellino colorato, non chiede soldi. Si chiama Kosei Mito ed è, con ogni probabilità, la guida più ostinata di Hiroshima: dal 2006 racconta la bomba atomica ai passanti, uno per uno, e negli anni ha parlato con oltre 300.000 persone. È lui stesso un hibakusha, anche se non ha mai visto l’esplosione.


Un sopravvissuto nato dopo la bomba

Kosei Mito è un tainai hibakusha, un sopravvissuto esposto in utero. Il 6 agosto 1945 sua madre era incinta di lui e si trovava fuori dal centro di Hiroshima; tre giorni dopo entrò in città, come migliaia di altre persone, per cercare quel che restava della propria casa e dei propri familiari. Attraversando le macerie dell’ipocentro si espose alla radioattività residua, e con lei il bambino che portava in grembo. Mito nacque pochi mesi più tardi.

È una traiettoria che la legge giapponese prevede espressamente: fra le quattro categorie che danno diritto al libretto sanitario di sopravvissuto ci sono sia chi è entrato nell’area dell’ipocentro nelle due settimane successive, sia i feti delle donne rientrate in quelle condizioni. Abbiamo raccontato come funziona questa classificazione, e quanti siano oggi i titolari del libretto, nell’articolo dedicato agli hibakusha e alle loro ultime testimonianze.

Nella sua famiglia le conseguenze non sono state astratte: il nonno rimase gravemente segnato dall’esposizione, e il padre, che vide la città subito dopo, non ne parlò praticamente mai. Il silenzio dei sopravvissuti (misura di pudore e insieme difesa contro la discriminazione) è forse la ragione principale per cui, decenni dopo, qualcuno ha sentito il bisogno di mettersi in strada a parlare.

Perché ha lasciato il museo per il marciapiede

Prima di diventare guida, Mito è stato insegnante. In seguito ha lavorato come guida all’interno del Museo della Pace, dove però il ruolo istituzionale comporta un perimetro preciso su cosa si può dire e su quali domande si possono affrontare. Nell’estate del 2006, compiuti sessant’anni, ha scelto una via diversa: sedersi ogni giorno all’esterno del Peace Memorial Park, proprio sotto il Dome, e rispondere a chiunque si fermi, senza copione e senza filtri.

ApprofondisciDal Progetto Manhattan a Little Boy
Pannelli plastificati di Kosei Mito con i codici QR del suo blog in piu lingue
Il pannello che rimanda al suo blog, tradotto in più lingue, accanto alla scritta No Nukes.

La scelta del luogo non è casuale. Il Dome è il punto in cui i visitatori arrivano quasi sempre per primi, spesso senza contesto, con la fotocamera già in mano. È lì che una spiegazione di dieci minuti cambia il modo in cui si guarderà tutto il resto della giornata, incluso il museo.

Il raccoglitore in otto lingue

Lo strumento di lavoro di Mito è un libro che si è costruito da solo: fotografie d’archivio, illustrazioni, mappe, grafici e tabelle, tenuti insieme in buste di plastica per resistere all’umidità dell’estate giapponese. Con l’aiuto di volontari stranieri incontrati sul posto, il materiale è stato tradotto in otto lingue, così che un visitatore possa seguire il ragionamento anche quando le parole non bastano. A chi gli chiede conto della propria posizione, mostra il libretto sanitario di hibakusha.

Pagine plastificate con fotografie d'archivio degli edifici di Hiroshima prima e dopo la bomba
Il raccoglitore che Mito si è costruito da solo: fotografie d’archivio, mappe e disegni.

Il suo racconto tende a spostarsi dal fungo atomico (l’immagine che tutti conoscono) a ciò che accadde al livello del suolo: la temperatura, l’onda d’urto, gli incendi, e poi la pioggia nera e la malattia da radiazioni nelle settimane successive. Chi vuole ricostruire la catena di decisioni che ha portato fin lì può leggere il nostro articolo sul Progetto Manhattan e su Little Boy; per la città prima e dopo, invece, c’è la storia completa di Hiroshima.

Pagine del raccoglitore di Kosei Mito con ritratti e testimonianze di sopravvissuti
Volti e storie: il racconto si sposta dal fungo atomico a chi stava sotto.

Trecentomila persone, centottanta paesi

I numeri che circolano su di lui sono quelli che tiene lui stesso, annotati con la pignoleria di un ex insegnante: oltre 300.000 persone incontrate dal 2006, di cui circa 95.000 straniere provenienti da più di 180 paesi. Nel 2023 il suo lavoro è stato incluso tra i riconoscimenti giapponesi Citizen of the Year, che premiano azioni civiche portate avanti in silenzio e per lungo tempo.

DatoValore
Inizio dell’attività di guida volontariaestate 2006
Persone incontrate (totale dichiarato)oltre 300.000
Visitatori straniericirca 95.000
Paesi di provenienzaoltre 180
Lingue del materiale illustrato8
Cifre riferite dallo stesso Mito e riprese dalla stampa giapponese; aggiornate ad agosto 2026.

FIG: guide libere, non ufficiali

Attorno a lui è nata FIG (Free and Informative Guide), una piccola rete di una quindicina di volontari che si alternano nel parco offrendo spiegazioni gratuite. Non è un servizio comunale e non compare nei circuiti di prenotazione: funziona come funzionava un tempo il passaparola, con l’incertezza che ne deriva. Se il pomeriggio è troppo caldo, se piove, se qualcuno non sta bene, quel giorno semplicemente non c’è nessuno.

Il nodo scomodo: studiati, non curati

Uno degli argomenti che le guide indipendenti affrontano più volentieri di quelle istituzionali riguarda l’Atomic Bomb Casualty Commission, l’organismo statunitense creato nel 1947 per studiare gli effetti a lungo termine delle radiazioni sui sopravvissuti. L’ABCC raccoglieva dati clinici ma, per scelta dichiarata, non forniva cure ai pazienti che esaminava: una linea che molti hibakusha vissero come una seconda ferita. Nel 1975 l’organismo è confluito nella RERF, fondazione nippo-americana tuttora attiva a Hiroshima e Nagasaki.

Pannello che spiega l'ipocentro della bomba sopra la Shima Clinic di Hiroshima
Il pannello sull’ipocentro e sulle radiazioni: le domande che i visitatori fanno più spesso.

È un capitolo che raramente compare nei tour rapidi, e che spiega perché una parte dei sopravvissuti abbia sempre diffidato tanto della narrazione ufficiale quanto di quella dei vincitori.

Come e quando provare a incontrarlo

Nessuno può garantirti che Mito sia lì il giorno in cui passi: ha superato gli ottant’anni e la sua presenza dipende dalla salute e dal tempo. Vale però la pena arrivare al Dome con qualche margine, e con lo sguardo attento a chi sta seduto ai margini della recinzione. Indicazioni pratiche, valide ad agosto 2026.

  • Dove: il Genbaku Dome si trova all’estremità nord del parco, fermata del tram Genbaku Dōmu-mae. Il tram Hiroden ha tariffa piatta in città, intorno a ¥240 a corsa, si paga scendendo.
  • Quando: le guide volontarie si concentrano nelle ore centrali della giornata; la mattina presto il parco è quasi vuoto ed è il momento migliore per capirne la geografia prima che arrivino i gruppi.
  • Costo: nessuno. Non si paga e non si contratta; se vuoi contribuire, il gesto naturale è comprare qualcosa da bere in un konbini vicino e offrirla.
  • Come comportarsi: si ascolta senza interrompere, si chiede il permesso prima di fotografare, si evitano le domande sui parenti morti. Le stesse regole di discrezione che valgono sui mezzi pubblici giapponesi valgono, moltiplicate, qui.
  • Quanto tempo: metti in conto almeno mezz’ora, e non incastrarla tra due appuntamenti. Poi il museo, poi eventualmente il traghetto per Miyajima, controllando prima le maree del torii.
  • Base: dormire a piedi dal parco cambia molto la giornata; le zone e le fasce di prezzo sono nella nostra guida su dove dormire a Hiroshima.

Se non lo trovi, resta comunque il gesto più semplice: attraversare il ponte, fermarsi davanti al monumento dei bambini e lasciare una catena di gru di carta, l’oggetto giapponese che a Hiroshima ha smesso da tempo di essere un souvenir.

Leggi ancheHiroshima: dalla Fondazione alla Bomba alla Rinascita

C’è una formula, in Giappone, per dire che ogni incontro accade una volta sola: ichi-go ichi-e (一期一会). Davanti al Dome vale alla lettera. Un uomo che era nel grembo di sua madre mentre la città bruciava si siede ogni giorno accanto alle rovine e aspetta che qualcuno gli faccia una domanda. Prima o poi quella sedia sarà vuota, e resteranno solo le pagine plastificate del suo quaderno.

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Articolo aggiornato: agosto 2026.

Nei dintorni · Hiroshima

Come abbiamo scritto questo articolo

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I luoghi descritti sono stati visitati di persona (agosto 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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