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Dal Progetto Manhattan a Little Boy

Trinity, Yalta, Potsdam, ordine di sgancio.

Il Genbaku Dome di Hiroshima visto di fronte, con lo scheletro metallico della cupola
Il Genbaku Dome, ex Sala per la promozione industriale: la bomba esplose quasi verticalmente sopra l’edificio e le colonne ressero.
In questo articolo
  1. 1939: la lettera
  2. Il Manhattan Engineer District
  3. Due strade diverse: uranio e plutonio
  4. Trinity, 16 luglio 1945
  5. Yalta e Potsdam: lo sfondo politico
  6. Il Target Committee
  7. L’ordine e la missione
  8. I nove giorni successivi
  9. Ritrovare questa storia a Hiroshima

Tra la lettera di un fisico ungherese firmata da Albert Einstein e le 8:15 del 6 agosto 1945 passano sei anni. In mezzo ci sono il Progetto Manhattan, due città segrete costruite dal nulla, un test nel deserto del New Mexico, una conferenza a Potsdam e un elenco di bersagli discusso in tre riunioni. Ripercorrere quella catena non serve a emettere sentenze: serve a capire che cosa esattamente stai guardando quando ti fermi davanti al Genbaku Dome.


1939: la lettera

Nell’agosto 1939 Leó Szilárd ed Eugene Wigner redigono un testo che avverte il presidente Roosevelt della possibilità di “bombe estremamente potenti di tipo nuovo”. A firmarla è Einstein, la cui autorevolezza serve a farla arrivare sulla scrivania giusta. Ne nasce un comitato consultivo sull’uranio, per due anni sottofinanziato. La svolta arriva dalla Gran Bretagna: il memorandum Frisch-Peierls e poi il rapporto MAUD del 1941 dimostrano che una bomba a fissione è realizzabile in tempi di guerra, non in decenni.

Il Manhattan Engineer District

Il 13 agosto 1942 il Genio dell’esercito statunitense istituisce un distretto senza territorio, con sede iniziale a New York: da qui il nome con cui il programma è passato alla storia. In settembre il comando viene affidato al generale Leslie Groves, che aveva appena diretto la costruzione del Pentagono e sceglie come direttore scientifico J. Robert Oppenheimer.

Il progetto diventa un’impresa industriale prima ancora che scientifica: a Oak Ridge, in Tennessee, si separa l’uranio-235 dall’uranio naturale; a Hanford, nello stato di Washington, i reattori producono plutonio; a Los Alamos, su un altopiano del New Mexico, i fisici progettano l’ordigno. Al culmine vi lavorano circa 130.000 persone, quasi nessuna delle quali sa a che cosa sta contribuendo. Il costo sfiora i due miliardi di dollari dell’epoca.

Due strade diverse: uranio e plutonio

Le bombe che ne escono sono due progetti distinti. Little Boy è un’arma “a cannone”: un proiettile di uranio-235 viene sparato dentro un bersaglio dello stesso materiale fino a superare la massa critica. È lunga circa tre metri, pesa intorno alle quattro tonnellate e mezzo e contiene circa 64 chili di uranio arricchito, di cui reagisce meno di un chilogrammo. Il meccanismo è così elementare che non viene mai collaudato prima dell’impiego.

Il plutonio invece impone l’implosione: una sfera compressa simultaneamente da lenti esplosive, una soluzione tanto delicata da esigere una prova reale. Quella prova sarà Trinity, e l’ordigno collaudato sarà il gemello della bomba di Nagasaki, non di quella di Hiroshima.

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Trinity, 16 luglio 1945

All’alba del 16 luglio 1945, nel deserto della Jornada del Muerto in New Mexico, il dispositivo al plutonio soprannominato the Gadget viene fatto esplodere in cima a una torre d’acciaio. La potenza si aggira sui venti kilotoni. La sabbia fonde in un vetro verdastro che verrà chiamato trinitite; la torre si volatilizza. Il test avviene mentre Truman è già in viaggio per Potsdam, e la notizia lo raggiunge in Germania: la sequenza dei giorni successivi non si capisce senza questo dettaglio.

Grande fotografia storica di Hiroshima rasa al suolo esposta al Museo della Pace
Nell’Edificio Principale una fotografia a parete mostra la città ridotta a macerie fino all’orizzonte.

Yalta e Potsdam: lo sfondo politico

A Yalta, nel febbraio 1945, Stalin si era impegnato a entrare in guerra contro il Giappone entro tre mesi dalla resa tedesca. La Germania capitola l’8 maggio: il calendario sovietico punta quindi a inizio agosto, e Washington sa che ogni giorno guadagnato pesa sull’assetto postbellico dell’Asia.

Alla conferenza di Potsdam, il 24 luglio, Truman accenna a Stalin a “una nuova arma di insolita potenza distruttiva”. Il 26 luglio Stati Uniti, Regno Unito e Cina pubblicano la Dichiarazione di Potsdam: resa incondizionata delle forze armate giapponesi, in alternativa “una distruzione rapida e totale”. Il governo giapponese risponde con una formula ambigua, resa celebre dal verbo mokusatsu (黙殺, letteralmente “uccidere col silenzio”), interpretata a Washington come un rifiuto netto.

Il Target Committee

La commissione incaricata di scegliere i bersagli si riunisce tre volte nella primavera del 1945: il 27 aprile a Washington, il 10 e 11 maggio a Los Alamos, il 28 maggio ancora a Washington. I criteri sono espliciti e freddi: città di grandi dimensioni ancora sostanzialmente intatte dai bombardamenti convenzionali, per poter misurare l’effetto dell’arma; presenza di obiettivi militari o industriali; conformazione del terreno che amplifichi l’onda d’urto.

La rosa comprende Kokura, Hiroshima, Yokohama, Niigata e Kyoto. Kyoto è in cima alla lista per dimensioni e valore simbolico, ma il segretario alla Guerra Henry Stimson ne impone la cancellazione per il suo peso storico e religioso, insistendo più volte con Truman finché non la ottiene. Il 25 luglio Nagasaki prende il posto di Kyoto. È anche per questo che i templi di Kinkaku-ji e del Tenryū-ji sono ancora in piedi.

Hiroshima resta in lista perché ospitava il comando della Seconda Armata Generale, il quartier generale marittimo dell’esercito a Ujina e una conca circondata da colline: la sua funzione militare è ricostruita nella storia della città. Un comitato parallelo, l’Interim Committee, discute e scarta l’ipotesi di una dimostrazione preventiva su terreno disabitato: troppi i rischi di un fallimento tecnico e la perdita dell’effetto sorpresa.

L’ordine e la missione

Il 25 luglio 1945 il generale Thomas Handy firma per lo stato maggiore l’ordine indirizzato al generale Carl Spaatz: impiegare la prima bomba disponibile dopo il 3 agosto, appena il tempo lo consenta, su uno tra Hiroshima, Kokura, Niigata e Nagasaki. È un documento asciutto, di poche righe, ed è l’unico ordine scritto dell’intera vicenda.

  • Base: North Field, isola di Tinian, nelle Marianne; reparto il 509° Composite Group.
  • Decollo: ore 2:45 del 6 agosto, ai comandi il colonnello Paul Tibbets, che aveva battezzato il B-29 Enola Gay con il nome della madre.
  • Armamento in volo: il capitano di vascello William Parsons completa l’innesco dopo il decollo, per evitare che un incidente in pista faccia esplodere l’ordigno.
  • Ricognizione meteo: un aereo precede la formazione e segnala cielo sereno su Hiroshima. L’allarme antiaereo in città era stato revocato poco prima.
  • Sgancio: ore 8:15, detonazione a circa 600 metri di quota dopo poco più di quaranta secondi di caduta.

I nove giorni successivi

L’8 agosto l’Unione Sovietica dichiara guerra al Giappone e nella notte invade la Manciuria. Il 9 agosto Fat Man esplode su Nagasaki alle 11:02, dopo che le nuvole avevano coperto l’obiettivo primario di Kokura. Il 15 agosto la voce registrata dell’imperatore annuncia alla radio l’accettazione delle condizioni alleate; la resa viene firmata il 2 settembre a bordo della corazzata Missouri. Sul peso relativo dei due fattori (le bombe e l’ingresso sovietico) gli storici discutono ancora, e le fonti giapponesi e americane offrono letture diverse.

Ritrovare questa storia a Hiroshima

La sequenza è documentata nell’Edificio Est del Museo della Pace, con riproduzioni dei documenti, la mappa dei bersagli e il modello dell’ordigno. Un’audioguida noleggiata all’ingresso aiuta molto in questa sezione, che è la più densa di date e nomi; il costo è modesto e va aggiunto al biglietto d’ingresso, nell’ordine dei ¥200 (dati indicativi, agosto 2026).

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Installazione del Museo della Pace con un orologio fermo alle 8:15 e la data del 6 agosto 1945
All’inizio del percorso, l’ora esatta dell’esplosione: le 8:15 del 6 agosto 1945.

Il consiglio pratico è uno solo: leggi la parte tecnica prima, non dopo. Nel Peace Memorial Park e davanti alle testimonianze degli hibakusha non avrai più voglia di ragionare su kilotoni e quote di detonazione. Per organizzare i tempi, la città si gira comodamente a piedi dal centro: le zone sono confrontate in dove dormire a Hiroshima.


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Oppenheimer disse di aver pensato, davanti al lampo di Trinity, a un verso del Bhagavad Gita. Groves, molto più prosaicamente, annotò che il congegno funzionava. Le due reazioni convivono in tutta questa storia, ed è forse la ragione per cui il museo di Hiroshima non chiede di scegliere fra loro: chiede solo di conoscerle entrambe.

Articolo aggiornato: agosto 2026.

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Come abbiamo scritto questo articolo

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I luoghi descritti sono stati visitati di persona (agosto 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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