Vai al contenuto
OraParto il tuo assistente ai Viaggi 0 Carrello vuoto

Burj Khalifa: la storia (vera) della torre più alta del mondo

Nel 2003 era un disegno su carta e un pezzo di deserto militare dismesso. Sette anni dopo era il grattacielo più alto mai costruito. Ecco cosa è successo in mezzo, piano dopo piano.

Vista aerea di Downtown Dubai con le piscine turchesi dell'Address Fountain Views, vista dall'osservatorio del Burj Khalifa
In questo articolo
  1. 2003: una scommessa nel deserto
  2. Sotto terra prima che in cielo (2004-2005)
  3. Un piano ogni tre giorni (2005-2006)
  4. La spirale che doveva ingannare il vento
  5. 2007, l’anno dei record
  6. L’ultimo tratto: guglia, vetro e un’altezza tenuta segreta (2008-2009)
  7. 4 gennaio 2010: da Burj Dubai a Burj Khalifa
  8. Chi è Emaar, l’azienda dietro la torre
  9. Come si visita oggi

Il Burj Khalifa non è nato come “il grattacielo più alto del mondo”. È nato come una scommessa immobiliare, in un angolo di deserto che fino a poco prima era un’area di addestramento militare. Il record è arrivato dopo, quasi come conseguenza di un’altra domanda: come si costruisce un progetto abbastanza solido da reggere economicamente un intero quartiere nuovo di Dubai, la Downtown che oggi conoscono tutti?

Quello che segue è il cantiere raccontato nell’ordine in cui è successo davvero, con le altezze e le date che Emaar stessa ha scelto di mettere in mostra dentro la torre, nel percorso “At the Top” che si attraversa prima di salire in cima. Vale la visita anche solo per questo: pochi grattacieli al mondo raccontano così apertamente com’è stato costruito, piano per piano.

2003: una scommessa nel deserto

Nella primavera del 2003 Emaar Properties, il developer di Dubai, e lo studio di architettura americano Skidmore, Owings & Merrill (SOM) di Chicago si stringono la mano su un progetto che a quel punto non ha ancora un nome definitivo: la torre più alta mai costruita, su un terreno fino a poco tempo prima usato per addestramento militare.

Il brief che SOM riceve è più prosaico della leggenda che ne è nata: il progetto deve reggersi economicamente da solo (uso misto, residenziale più uffici più hotel, non solo un simbolo) e allo stesso tempo usare tecniche costruttive mai provate prima a quell’altezza. Da subito, ingegneri e architetti scelgono una pianta a Y a tre bracci: non è una scelta estetica, è la soluzione strutturale che permette di salire più in alto di qualunque edificio esistente senza che il vento lo faccia oscillare in modo pericoloso.

Sotto terra prima che in cielo (2004-2005)

Il cantiere vero comincia sottoterra, e ci mette più di un anno prima di spuntare dalla sabbia. A febbraio 2004 le fondazioni sono già scese a 58 metri di profondità: tre impianti di perforazione Bauer, portati da un’impresa tedesca in joint venture con una locale, piantano i pali fino a 50 metri dentro roccia arenaria e calcarea. Sopra quei pali, entro settembre 2005, viene gettata una platea di calcestruzzo armato spessa 3,7 metri, colata in quattro fasi separate: alla prima gettata presenzia di persona lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, all’epoca vicepresidente degli Emirati. Un dettaglio che colpisce più di tanti altri: la platea è protetta con un sistema di protezione catodica pensato per garantire almeno 100 anni di vita alle fondazioni, contro le sostanze aggressive del terreno del Golfo.

ApprofondisciCosa Vedere a Nagasaki: Storia, Pace e Contaminazioni

Un piano ogni tre giorni (2005-2006)

A gennaio 2005 arriva il consorzio che costruirà davvero la torre in altezza: Samsung C&T (Corea del Sud), Arabtec (Emirati) e Besix (Belgio), la stessa cordata che aveva già portato al traguardo il Taipei 101 e le Petronas Towers. Il sistema di casseforme che usano è idraulico e si autosolleva da solo: un piano completo ogni tre giorni, con una sequenza fissa (getto, armatura, disarmo) ripetuta decine e decine di volte fino in cima.

Il problema, arrivati a giugno 2006 e a 185 metri di altezza (piano 50), non è più tecnico ma climatico: a Dubai si superano i 44°C già a inizio giugno, e il calcestruzzo colato di giorno rischia di indurirsi male. La soluzione è quasi banale, vista con il senno di poi: si getta di notte, quando la temperatura scende sui 28°C, con pompe che portano il mix in quota attraverso una rete verticale di tubazioni.

La spirale che doveva ingannare il vento

Vista dall’alto, la torre non è un semplice prisma che si assottiglia: si stringe a spirale salendo, con arretramenti alla fine di ogni “ala” della Y. Non è un vezzo grafico. Ogni volta che un piano si restringe, cambia il modo in cui il vento scorre intorno all’edificio, e questo impedisce che le raffiche si sincronizzino su tutta l’altezza della torre, il fenomeno che nei grattacieli molto alti genera oscillazioni pericolose. Il nucleo interno, esagonale e “a rinforzo”, fa il resto del lavoro strutturale.

L’ispirazione dichiarata della pianta è doppia: la forma a stella di un fiore del deserto, l’Hymenocallis, e i motivi geometrici a raggiera dell’architettura islamica, che si ritrovano anche nei disegni decorativi dell’atrio. Il risultato pratico, oltre a quello estetico, sono 27 terrazze ricavate proprio nei punti di arretramento e una superficie di facciata molto più ampia di quella di un grattacielo “a scatola” della stessa altezza: più vetrate, più viste sul Golfo.

Vista aerea su Downtown Dubai e sul deserto circostante dall'osservatorio del Burj Khalifa
La vista dall’osservatorio “At the Top”: la stessa altezza raggiunta un piano ogni tre giorni, durante il cantiere.

2007, l’anno dei record

Nella primavera del 2007 la stampa internazionale comincia ad accorgersi del cantiere: a 458 metri (piano 125) la torre è già tra le dieci più alte del mondo, con più di due anni ancora prima dell’inaugurazione. A luglio 2007, a 522 metri, supera il Taipei 101 (508 metri) e diventa ufficialmente l’edificio più alto del mondo: a quell’altezza restano più alte solo due strutture non abitabili, la CN Tower di Toronto e un traliccio televisivo nel North Dakota. Due mesi dopo, a settembre 2007 e 565 metri, supera anche la CN Tower (553 metri, record che deteneva da 34 anni) e diventa la struttura autoportante più alta del mondo in assoluto, abitata o no. Da questo punto in su, curiosamente, il calcestruzzo lascia il posto all’acciaio per il resto della struttura.

L’ultimo tratto: guglia, vetro e un’altezza tenuta segreta (2008-2009)

Ad aprile 2008, a 621 metri (piano 160), la torre supera anche il traliccio del North Dakota e diventa la struttura più alta mai costruita dall’uomo, di qualunque tipo. Lo stesso mese si pompa calcestruzzo fino a 606 metri di quota, un record mondiale a sé per la tecnica costruttiva. Ed è qui che arriva il dettaglio che nella mostra “At the Top” fa più sorridere: l’altezza finale della torre non è ancora stata comunicata. Il cantiere ha già superato il 90% del lavoro, ma quanto sarà davvero alto il Burj Khalifa resta un segreto tenuto da Emaar fino praticamente alla fine.

Sopra il piano 160 non ci sono più piani da costruire in senso tradizionale: c’è una guglia telescopica di 224 metri, quattro tonnellate di acciaio strutturale sollevate dall’interno con un sistema di martinetti idraulici, perché a quell’altezza nessuna gru può più arrivarci sopra. In parallelo, tra il 2008 e il 2009, la torre si riveste: quasi 26.000 pannelli di vetro, oltre 300 operai specializzati arrivati dalla Cina per il solo montaggio della facciata, una superficie di rivestimento pari a 17 campi da calcio. Il vetro non è decorativo: è un sistema a più strati pensato per resistere al calore del Golfo, al vento e all’umidità salina.

Vista aerea dall'osservatorio del Burj Khalifa sull'edificio Emaar Square e Downtown Dubai
Downtown Dubai vista dall’alto: il quartiere che l’intero progetto Burj Khalifa doveva rendere possibile.

4 gennaio 2010: da Burj Dubai a Burj Khalifa

Fino al giorno dell’inaugurazione il progetto è conosciuto pubblicamente come Burj Dubai. Solo il 4 gennaio 2010, alla cerimonia di apertura, Emaar rivela il nome definitivo, Burj Khalifa, e l’altezza ufficiale: 828 metri, tenuta segreta fino a quel momento. Il cambio di nome è un omaggio politico, non solo simbolico: onora Khalifa bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, per il sostegno finanziario di Abu Dhabi a Dubai durante la crisi del debito che aveva colpito l’emirato proprio negli anni finali del cantiere. Quella sera i fuochi d’artificio partono dalla base della torre davanti a delegazioni arrivate da tutto il mondo, e il Burj Khalifa incassa in un colpo solo tre record: edificio con più piani al mondo, piano occupato più alto al mondo, terrazza panoramica all’aperto più alta al mondo. Qualche mese dopo, a fine aprile 2010, Giorgio Armani apre dentro la torre il primo albergo della sua catena di hotel.

Chi è Emaar, l’azienda dietro la torre

Il Burj Khalifa non si capisce fino in fondo senza sapere chi lo ha voluto. Emaar Properties nasce nel 1997, fondata da Mohamed Alabbar con l’appoggio del governo di Dubai, che ne resta tuttora azionista di riferimento pur essendo la società quotata in borsa dal 2000. Prima del Burj Khalifa, Emaar era già il developer dietro gran parte della Dubai “moderna”: Dubai Marina, Arabian Ranches, i primi progetti di quella che sarebbe diventata Downtown Dubai.

Leggi ancheHiroshima: dalla Fondazione alla Bomba alla Rinascita

Il Burj Khalifa, in questo senso, è il pezzo che tiene insieme tutto il resto: senza una torre-simbolo abbastanza forte da attirare investitori e residenti, l’intero quartiere Downtown attorno (Dubai Mall compreso, di proprietà della stessa Emaar) rischiava di restare un progetto immobiliare come tanti altri nel Golfo. Oggi Emaar è uno dei maggiori sviluppatori immobiliari del Medio Oriente, con progetti anche fuori dagli Emirati, ma resta identificata prima di tutto con questa torre.

Grattacieli firmati Emaar tra le palme del lungomare di Dubai Marina
Grattacieli Emaar a Dubai Marina: la torre nasce dallo stesso developer che ha costruito buona parte della Dubai contemporanea.

Come si visita oggi

Il percorso “At the Top” (biglietto d’ingresso separato, con fasce orarie da prenotare) parte proprio dalla mostra sulla costruzione appena raccontata, prima di salire agli osservatori del piano 124/125 o del 148, il più alto. Prenotare con qualche giorno di anticipo conviene quasi sempre, soprattutto per lo slot al tramonto, il più richiesto. Nella stessa giornata, lungo Sheikh Zayed Road, vale la pena fermarsi anche al Museum of the Future, l’edificio ad anello coperto di calligrafia araba diventato un altro simbolo della Dubai di oggi: due modi diversi di raccontare la stessa ambizione, separati da vent’anni di distanza.

Il Museum of the Future, l'edificio a forma di anello con calligrafia araba lungo Sheikh Zayed Road a Dubai
Il Museum of the Future lungo Sheikh Zayed Road, a pochi minuti dal Burj Khalifa.

Chi vuole organizzare il viaggio con più calma può partire dalle nostre guide di viaggio in PDF, lo stesso formato con cui raccontiamo già Giappone, California e Kenya.

Come abbiamo scritto questo articolo

Verifica dei fatti
Date, nomi e cifre sono confrontati con almeno due fonti, preferendo quelle originali e le istituzioni che gestiscono i luoghi. Dove i dati divergono lo segnaliamo nel testo.
Aggiornamenti
Rivediamo l'articolo almeno una volta all'anno e ogni volta che cambia qualcosa di rilevante. Ultima revisione: 4 Settembre 2026.
Trasparenza commerciale
Alcuni link portano a servizi prenotabili tramite programmi di affiliazione: il prezzo per te non cambia e noi riceviamo una commissione. Le guide PDF sono un prodotto nostro. Leggi la policy completa.