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Poche figure del Giappone sono circondate da tanti equivoci quanto le geisha. Chi visita Kyoto sperando di incrociarne una a Gion spesso non sa distinguerla da una turista che ha noleggiato un kimono per un pomeriggio, e la confusione più diffusa (quella con la prostituzione) non potrebbe essere più lontana dalla realtà. Ecco chi sono davvero, come riconoscerle e dove è più probabile vederne una autentica.
Cosa significa davvero “geisha”
Il termine geisha (芸者) si traduce letteralmente come “persona d’arte”, ed è esattamente questo: un’artista professionista specializzata in musica tradizionale, canto, danza e nell’arte della conversazione, addestrata per intrattenere ospiti durante cene e ricevimenti formali. A Kyoto vengono chiamate più propriamente geiko, un termine dialettale della zona del Kansai. La confusione con le prostitute nasce da un equivoco storico: nel periodo Edo esistevano anche le oiran, cortigiane di alto rango con un ruolo completamente diverso, ma le due figure venivano talvolta confuse dagli osservatori occidentali dell’epoca. Le geisha di oggi sono registrate in associazioni professionali ufficiali e il loro lavoro non ha nulla a che vedere con quella confusione.
ApprofondisciSumo: Storia, Regole e Come Vedere un TorneoMaiko: l’apprendista
Una maiko è una geisha in formazione, generalmente tra i 15 e i 20 anni, che vive e studia in una okiya (la casa-scuola tradizionale) sotto la guida di una geisha più anziana. Il percorso di apprendistato dura diversi anni e comprende lezioni di danza, shamisen, canto e cerimonia del tè, prima di poter debuttare come geisha a tutti gli effetti.
Come riconoscere una maiko da una geisha
Le differenze visive sono precise e permettono di distinguerle a colpo d’occhio, una volta che le si conosce. La maiko indossa kimono più vivaci e colorati, con maniche lunghe e un obi (la fascia in vita) lunghissimo che scende fino a terra, chiamato darari obi; cammina su zoccoli di legno alti, gli okobo, e porta i propri capelli naturali acconciati in pettinature elaborate decorate con ornamenti floreali, i kanzashi, che cambiano stagione dopo stagione. La geisha adulta, al contrario, veste kimono più sobri ed eleganti, indossa sandali bassi (zori) e spesso porta una parrucca (katsura) nelle occasioni più formali, con un trucco generalmente più contenuto rispetto a quello elaborato delle maiko.
Dove vederle a Kyoto
Gion resta il quartiere hanamachi (“città dei fiori”) più famoso del Giappone e il posto dove è più probabile, ma non garantito, incrociare una geiko o una maiko autentica, soprattutto nel tardo pomeriggio quando escono per raggiungere i loro appuntamenti serali lungo Hanamikoji-dori. Va detto con chiarezza: la maggior parte delle persone in kimono fotografate nella zona durante il giorno sono turiste che hanno noleggiato l’abito per un’esperienza a pagamento, non professioniste. Il fenomeno dell’overtourism ha reso la zona più difficile anche per le stesse geiko, al punto che alcune vie private di Gion sono oggi vietate ai turisti per legge, con multe per chi fotografa senza permesso. Chi vuole un incontro garantito, oltre che rispettoso del loro lavoro, può assistere a uno spettacolo pubblico di danza tradizionale o prenotare un ozashiki (un ricevimento formale con intrattenimento) tramite un’agenzia specializzata. Per organizzare la visita a Gion insieme al resto della città, la nostra guida completa a Kyoto raccoglie templi, quartieri e zone dove dormire.
Il galateo da rispettare
Geiko e maiko sono professioniste al lavoro, non un’attrazione turistica: fotografarle senza permesso, bloccarle sul marciapiede o seguirle per strada è considerato estremamente scortese, oltre che oggi sanzionabile in alcune vie di Gion. La regola più semplice è lasciarle proseguire senza interromperle e, se si desidera una foto, chiedere sempre il permesso prima di scattare.
Non solo Kyoto
Sebbene Gion sia il quartiere più noto, tradizioni di geisha sopravvivono anche altrove: a Tokyo nel quartiere di Asakusa, a Kanazawa nel distretto di Higashi Chaya, e in misura minore in altre città storiche del Giappone. Ognuna di queste comunità mantiene stili leggermente diversi nell’abbigliamento e nelle tradizioni locali, ma la struttura di fondo (apprendistato come maiko, poi debutto come geisha) resta la stessa in tutto il paese.
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