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Hokusai e la Grande Onda: l’Arte Giapponese in Poche Opere

Guida a Hokusai: la vita, la Grande Onda di Kanagawa, le Trentasei vedute del Monte Fuji, la tecnica ukiyo-e e l'eredità in Europa.

In questo articolo
  1. Una vita e trenta nomi diversi
  2. La grande onda di Kanagawa
  3. Le trentasei vedute del Monte Fuji
  4. La tecnica dell’ukiyo-e
  5. L’eredità in Europa
  6. Dove vedere le sue opere in Giappone

Un’onda enorme che si arriccia come un artiglio sopra tre barche minuscole, con il Monte Fuji ridotto a una sagoma lontana sullo sfondo: pochissime immagini nella storia dell’arte sono altrettanto riconoscibili in tutto il mondo quanto “La grande onda di Kanagawa” di Katsushika Hokusai. Eppure quell’unica stampa, oggi riprodotta ovunque da poster a tazze da tè, è solo la punta di una carriera lunga quasi settant’anni e incredibilmente prolifica.

Una vita e trenta nomi diversi

Hokusai nacque a Edo (l’attuale Tokyo) nel 1760 e iniziò a disegnare da bambino, entrando a diciotto anni nello studio dell’affermato pittore Katsukawa Shunshō, da cui ricevette il primo dei suoi numerosi nomi d’arte, Shunrō. Fu proprio la sua espulsione dalla scuola, intorno al 1793, a spingerlo a sviluppare uno stile del tutto personale. Nel corso della vita cambiò nome artistico circa trenta volte, una pratica non insolita tra gli artisti giapponesi dell’epoca ma che nel suo caso raggiunse un record: ogni cambio segnava spesso una nuova fase creativa o un nuovo modo di firmare le opere.

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La grande onda di Kanagawa

Realizzata tra il 1830 e il 1833, quando Hokusai aveva già superato i settant’anni, la stampa fa parte della serie “Trentasei vedute del Monte Fuji” ed è oggi considerata l’opera d’arte giapponese più famosa al mondo. La composizione gioca sul contrasto tra la furia dell’onda in primo piano (ottenuta con la tecnica dello sfumato a blocchi di legno chiamata bokashi) e la quiete lontana del Fuji, simbolo di stabilità nel caos del mare, in un’immagine che riflette anche l’ispirazione di Hokusai per i gorghi dello stretto di Naruto.

Le trentasei vedute del Monte Fuji

Nonostante il titolo, la serie si compone in realtà di 46 stampe, realizzate quando l’artista era già anziano e mostrava il Monte Fuji da angolazioni, stagioni e condizioni atmosferiche diverse: a volte come protagonista assoluto, altre come minuscola presenza sullo sfondo della vita quotidiana. È il progetto che più di ogni altro spostò l’ukiyo-e da un genere legato principalmente alle cortigiane e agli attori di teatro kabuki verso il paesaggio naturale come soggetto autonomo.

La tecnica dell’ukiyo-e

L’ukiyo-e (letteralmente “immagini del mondo fluttuante”) è una tecnica di stampa su matrici di legno intagliate, che richiedeva la collaborazione di più figure specializzate: l’artista che disegnava, l’intagliatore che scolpiva i blocchi e lo stampatore che applicava i colori strato dopo strato. Hokusai, oltre a dominare questa tecnica tradizionale, studiò anche le incisioni occidentali giunte in Giappone attraverso i commerci olandesi, integrandone alcuni elementi prospettici nelle proprie composizioni.

L’eredità in Europa

Quando le stampe ukiyo-e iniziarono a circolare in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, complice l’apertura del Giappone ai commerci occidentali, ebbero un impatto enorme sugli impressionisti e post-impressionisti: le composizioni asimmetriche e gli scorci naturali di Hokusai influenzarono direttamente artisti come Monet, Degas, Van Gogh e Klimt, contribuendo a innescare la moda del “giapponismo” che attraversò l’arte europea per decenni. Un’attenzione al dettaglio non troppo diversa, in fondo, da quella richiesta da un haiku.

Dove vedere le sue opere in Giappone

Le stampe originali di Hokusai, per la loro fragilità, sono esposte a rotazione in diversi musei: il Sumida Hokusai Museum a Tokyo, aperto nel 2016 proprio nel quartiere dove l’artista visse gran parte della vita, è il punto di riferimento più diretto per chi vuole approfondirne la biografia; anche il Tokyo National Museum e diversi musei d’arte ukiyo-e conservano regolarmente esemplari delle sue opere più celebri in esposizioni temporanee.

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