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Due lottatori enormi, una pedana d’argilla di appena 4,55 metri di diametro e un incontro che dura spesso pochi secondi: il sumo è lo sport nazionale del Giappone, ma anche un rituale shintoista sopravvissuto quasi intatto fino a oggi. Capire le sue regole essenziali rende molto più interessante assistere a un torneo, anche solo in televisione.
Origini religiose, non solo sportive
Le prime raffigurazioni di lottatori risalgono al III secolo, ma è nel periodo Edo (1603-1868) che il sumo assume la forma spettacolare che conosciamo oggi. Le sue radici restano scintoiste: il dohyo, il ring di argilla compattata, viene purificato con sale prima di ogni incontro, e i gesti dei lottatori (dal battito dei piedi al lancio del sale) sono rituali pensati per allontanare gli spiriti maligni, non semplice scenografia.
ApprofondisciCultura Kawaii in Giappone: Storia, Filosofia e Sottoculture della Bellezza InfantileLe regole, in pratica
Vince chi fa uscire l’avversario dal cerchio del dohyo o lo costringe a toccare il terreno con una parte del corpo diversa dalle piante dei piedi. Non esistono categorie di peso: un lottatore di 200 kg può affrontarne uno di 130, il che rende tecnica ed equilibrio importanti quanto la stazza. Gli incontri durano in media pochi secondi, raramente superano il minuto, ma sono preceduti da diversi minuti di rituali di concentrazione che fanno parte dello spettacolo tanto quanto lo scontro stesso.
I gradi: dalla base allo yokozuna
I lottatori (rikishi) salgono una gerarchia di ranghi in base ai risultati nei tornei: dai gradi inferiori si arriva a maegashira, komusubi, sekiwake e ozeki, fino al vertice assoluto, lo yokozuna, un titolo che, una volta ottenuto, non si può perdere per sconfitta ma solo lasciare volontariamente al ritiro, poiché uno yokozuna che rende male è tenuto a dimettersi per onore.
I sei tornei annuali
Il calendario ufficiale prevede sei basho (tornei) di 15 giorni l’anno: tre a Tokyo, nei mesi di gennaio, maggio e settembre, e uno ciascuno a Osaka (marzo), Nagoya (luglio) e Fukuoka (novembre). Durante ogni basho, ogni lottatore della massima divisione affronta un incontro al giorno, e chi totalizza più vittorie a fine torneo (o vince lo spareggio in caso di parità) si aggiudica il titolo.
La vita nella heya
Fuori dal ring, i rikishi vivono in collegi chiamati heya sotto la guida di un maestro (oyakata), seguendo una routine rigida fatta di allenamento, gerarchia interna severa e un’alimentazione ad alto contenuto calorico incentrata sul chankonabe, uno stufato proteico pensato per far aumentare peso e massa muscolare.
Come assistere a un torneo
I biglietti per i basho di Tokyo, Osaka, Nagoya e Fukuoka si acquistano online con largo anticipo per le giornate finali, mentre i primi giorni di torneo sono generalmente più facili da trovare anche last minute. Per chi non riesce a essere in Giappone durante uno dei sei tornei, molte scuderie (heya) organizzano visite guidate agli allenamenti mattutini, un’esperienza più intima e meno costosa di un biglietto per il basho vero e proprio.
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