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Kasuga Taisha: il Cervo Bianco, la Foresta Sacra e i Glicini di Nara

Torii rosso e statua di komainu leone-cane al santuario Kasuga Taisha
In questo articolo
  1. Il cervo bianco che portò la divinità
  2. Kasugayama, la foresta che nessuno ha mai tagliato
  3. Kasuga-zukuri: lo stile che ha dato il nome a un’architettura
  4. Il giardino Man’yō e i glicini secolari
  5. Informazioni pratiche

Il Kasuga Taisha non è solo il santuario delle lanterne: è anche il punto di partenza del legame tra Nara e i suoi cervi sacri, custodito da una foresta che il Giappone protegge intatta da oltre mille anni. Fondato nel 768 come tempio della famiglia Fujiwara (ne parliamo anche nella guida completa a Nara), la sua storia comincia con un mito preciso, che ancora oggi si può ripercorrere lungo il sentiero d’accesso.

Il cervo bianco che portò la divinità

Secondo la leggenda fondativa dell’VIII secolo, la divinità Takemikazuchi giunse a Nara dal santuario di Kashima cavalcando un cervo bianco, per proteggere la nuova capitale imperiale. È per questo che i cervi del parco sono considerati da secoli messaggeri sacri, e non semplici animali selvatici: la venerazione che ancora oggi li circonda nasce proprio da questo racconto, non da un generico rispetto per la fauna locale.

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Kasugayama, la foresta che nessuno ha mai tagliato

Alle spalle del santuario si estende il Kasugayama Genshirin, oltre 250 ettari di foresta primaria dichiarata inviolabile fin dal 841: da oltre mille anni è vietato abbattere alberi o cacciare al suo interno, il che ne ha fatto uno dei rarissimi esempi di foresta vergine sopravvissuta così vicino a un grande centro urbano giapponese. Ospita circa 175 specie vegetali e decine di specie di uccelli e insetti, ed è inserita nel sito UNESCO insieme al santuario.

Kasuga-zukuri: lo stile che ha dato il nome a un’architettura

Gli edifici principali seguono lo stile kasuga-zukuri, caratterizzato da tetti a capanna con una gronda curva sul lato d’ingresso e dal colore vermiglio acceso tipico dei santuari shintoisti più antichi: uno stile così influente da essere replicato in centinaia di altri santuari in tutto il Giappone, che ne portano ancora oggi il nome.

Il giardino Man’yō e i glicini secolari

Accanto al santuario si trova il giardino botanico Man’yō, dedicato alle piante citate nella più antica antologia poetica giapponese, il Man’yōshū. La sua attrazione principale sono i glicini, alcuni dei quali secolari, che fioriscono tra fine aprile e inizio maggio ricoprendo i pergolati di grappoli viola: un momento diverso, e molto meno affollato, rispetto alla stagione dei ciliegi.

Informazioni pratiche

Il santuario è aperto dalle 6:00 alle 18:00 (dalle 6:30 alle 17:00 in inverno), con ingresso gratuito all’area esterna; l’accesso al santuario interno con le lanterne di bronzo costa circa 500 yen. Si trova a circa 30 minuti a piedi dalla stazione Kintetsu Nara, attraversando il Parco di Nara e passando accanto al Tōdai-ji.

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