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La Pacific Coast Highway: da Malibu a Monterey lungo la Costa 1

Topanga, Malibu, Santa Barbara, San Luis Obispo, Morro Bay e Carmel: la guida al tratto più bello della Pacific Coast Highway, con storia, tappe e tempi di percorrenza.

Il sole che tramonta sull oceano lungo la costa californiana
La strada corre verso ovest: il tramonto sull’acqua è la ragione per cui si guida in quel senso.
In questo articolo
  1. Cos’è davvero la Pacific Coast Highway
  2. Da Topanga a Malibu: il primo assaggio di oceano
  3. Santa Barbara e il tratto centrale
  4. San Luis Obispo, la sosta di metà percorso
  5. Morro Bay e la sua roccia
  6. Il tratto selvaggio tra Morro Bay e Carmel
  7. Verso Carmel by the Sea e Monterey
  8. Frane, chiusure e come controllare lo stato della strada
  9. Quanto tempo serve e come organizzare le soste

Il tratto di Pacific Coast Highway tra Malibu e Monterey concentra da solo buona parte di quello che rende leggendaria l’intera Costa 1: canyon che scendono dritti nell’oceano, spiagge che compaiono all’improvviso dietro una curva, cittadine da cartolina e uno degli allineamenti costieri più fotografati del mondo. Ecco come affrontarlo con calma, sapendo dove fermarsi e perché.


Cos’è davvero la Pacific Coast Highway

Il nome Pacific Coast Highway, spesso abbreviato in PCH, indica in senso stretto la State Route 1, l’autostrada statale numerata che corre quasi ininterrottamente lungo la costa della California da nord a sud. La costruzione della strada iniziò nel 1919, tra costi lievitati rispetto alle stime iniziali e cantieri complicatissimi tra le scogliere del Big Sur, e proseguì a tratti per oltre due decenni: l’ultimo grande segmento, quello attraverso il Big Sur più selvaggio, fu completato solo nel 1937, con l’inaugurazione del ponte di Bixby Creek, diventato da allora uno dei simboli fotografici più riconoscibili della California.

Oggi la State Route 1 è classificata come All American Road, la categoria più alta riservata dal governo federale alle strade panoramiche degli Stati Uniti, un riconoscimento condiviso solo da un’altra manciata di percorsi in tutto il paese. Il tratto tra Malibu e Monterey, quello raccontato qui, è probabilmente il segmento più denso di soste interessanti dell’intera highway, e si presta bene a un viaggio di tre o quattro giorni senza fretta, oppure a una tappa più rapida di uno o due giorni per chi ha un itinerario più ampio da coprire.

Le vasche in cemento dello skate park di Venice Beach con le palme sullo sfondo
Lo skate park di Venice, sulla sabbia: qui la cultura dello skate californiano è nata davvero.

Da Topanga a Malibu: il primo assaggio di oceano

Uscendo da Los Angeles verso nord, la Pacific Coast Highway comincia a mostrare il suo carattere quasi subito, dopo Santa Monica, all’altezza di Topanga Canyon. Qui la strada costeggia da vicino la Topanga State Park, un’area collinare che negli anni Sessanta e Settanta fu rifugio di musicisti e artisti in fuga da Hollywood, e che oggi offre sentieri panoramici con vista sull’oceano a pochi minuti dalla città.

Il lungomare di Venice Beach a Los Angeles con le palme
Venice Beach: il capo sud della costa, dove il lungomare diventa spettacolo permanente.

Malibu comincia poco dopo, e la sua fama di quartiere esclusivo racconta solo una parte della storia: le spiagge sono pubbliche per legge fino alla linea di alta marea, anche quando sono affiancate da ville milionarie, e alcune delle spiagge più belle della California si trovano proprio qui. Il nome Malibu deriva da Humaliwo, termine della lingua chumash che significa più o meno “dove il surf risuona forte”, parlata dal popolo che abitava questa costa da almeno diecimila anni prima dell’arrivo degli spagnoli: la loro presenza è ancora visibile nei nomi di diversi luoghi lungo tutta questa parte di costa.

El Matador State Beach, con le sue formazioni rocciose scolpite dall’erosione e gli archi naturali che si stagliano contro il tramonto, è probabilmente la spiaggia più fotografata di Malibu, raggiungibile solo tramite una breve ma ripida scalinata di legno che scende dalla scogliera, con un parcheggio piccolo che si riempie in fretta nelle ore centrali della giornata. Poco più a nord, Point Dume offre uno dei belvedere più alti di tutta la costa di Malibu, con un sentiero che si affaccia su una scogliera da cui, tra dicembre e aprile, capita di avvistare le balene grigie durante la loro migrazione verso le lagune del Messico dove vanno a partorire. Il Malibu Pier, ricostruito più volte dopo tempeste e incendi (l’ultimo grande incendio, il Woolsey Fire del 2018, ha bruciato oltre novemila ettari a ridosso della città), resta un buon punto di sosta con vista sul surf point più famoso della zona, quello raccontato nei film di Gidget negli anni Sessanta che contribuirono non poco a costruire il mito californiano del surf in tutto il mondo.

Santa Barbara e il tratto centrale

Superata l’area di Ventura, la strada si allontana per un tratto dall’oceano seguendo l’autostrada US 101, prima di tornare a costeggiare la costa in prossimità di Santa Barbara. La città, fondata attorno alla missione spagnola di Santa Bárbara nel 1786, ha mantenuto un’identità architettonica coerente e riconoscibile: dopo il devastante terremoto del 1925, che rase al suolo gran parte del centro, la ricostruzione fu affidata a regole rigide che imponevano lo stile coloniale spagnolo, con intonaci bianchi e tetti di tegole rosse, ancora oggi lo standard obbligatorio per qualsiasi nuovo edificio nel centro storico.

Una strada costiera californiana che scende verso una baia con il porto
Nel tratto sud la strada corre alta sopra le baie, tra ville e fioriture di aloe.

Il molo di Stearns Wharf, il più antico moletto ancora in funzione della California meridionale, risale al 1872 ed è un buon punto per una sosta prima di proseguire: da qui parte anche una delle viste più classiche sulle Santa Ynez Mountains che fanno da sfondo alla città.

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Chi ha qualche ora in più può deviare nell’entroterra fino a Solvang, cittadina fondata nel 1911 da immigrati danesi che ne hanno mantenuto viva l’identità architettonica con mulini a vento, case a graticcio e pasticcerie che vendono ancora æbleskiver, le tipiche frittelle sferiche danesi: un contrasto curioso, a mezz’ora di strada dall’oceano californiano, con tanto di municipio che sembra uscito da un villaggio della Scandinavia. La stessa zona, la Santa Ynez Valley, è oggi una delle regioni vinicole meno note ma più interessanti della California, resa popolare a livello internazionale dal film Sideways del 2004, ambientato proprio tra queste colline coltivate a Pinot Noir.

Proseguendo lungo la costa, la strada attraversa territori più selvaggi e meno abitati, fino a raggiungere Guadalupe, piccola cittadina agricola alle porte delle Guadalupe-Nipomo Dunes, il più grande sistema di dune costiere ancora intatto della California. Qui, nel 1923, furono girate le scene egiziane del kolossal muto I dieci comandamenti di Cecil B. DeMille: il regista fece costruire un’intera città di cartapesta e gesso, completa di sfingi alte quasi quindici metri, che al termine delle riprese fece letteralmente seppellire nella sabbia invece di smontarla, temendo che i concorrenti la riutilizzassero. I resti, soprannominati la “Lost City of DeMille”, sono stati riportati alla luce solo a partire dagli anni Novanta da un team di archeologi, e alcuni frammenti sono oggi esposti in un piccolo centro visitatori a Guadalupe.

San Luis Obispo, la sosta di metà percorso

San Luis Obispo, spesso abbreviata dagli americani in SLO, è il centro universitario e commerciale di riferimento per questo tratto di costa, e funziona bene come base per una notte a metà strada tra Los Angeles e Monterey. Il centro storico, raccolto attorno alla missione di San Luis Obispo de Tolosa fondata nel 1772 da Junípero Serra, ospita un mercato agricolo settimanale, il giovedì sera, che è diventato un piccolo evento cittadino con bancarelle di cibo alla griglia lungo l’intera Higuera Street.

Da San Luis Obispo conviene una breve deviazione verso Pismo Beach, nota per le sue dune e per essere una delle poche spiagge della California dove è ancora permesso guidare direttamente sulla sabbia con veicoli autorizzati, oltre che per la raccolta storica delle vongole Pismo, quasi scomparse oggi ma ancora ricordate da un piccolo museo locale.

Morro Bay e la sua roccia

Pochi chilometri più a nord, la sagoma di Morro Rock annuncia Morro Bay molto prima di arrivarci: un monolite vulcanico alto oltre 170 metri che si erge isolato all’imboccatura della baia, ultimo di una catena di nove picchi vulcanici antichi milioni di anni, i cosiddetti Nine Sisters, che punteggiano il paesaggio tra San Luis Obispo e qui. La roccia è oggi un santuario protetto per il falco pellegrino, tornato a nidificare qui dopo essere quasi scomparso a causa del DDT negli anni Sessanta, e non è più possibile scalarla, ma resta uno dei panorami più iconici e riconoscibili di tutta la Central Coast.

Il porticciolo di Morro Bay, con la sua fila di ristoranti di pesce affacciati sull’acqua e le lontre marine che spesso si vedono nuotare tranquille proprio accanto ai moli, è un’ottima sosta per pranzo prima di proseguire verso nord, magari con una passeggiata sull’Embarcadero.

Il tratto selvaggio tra Morro Bay e Carmel

Tra Morro Bay e Carmel la strada attraversa quello che molti considerano il cuore più spettacolare e più difficile dell’intera Pacific Coast Highway, un centinaio di chilometri che meritano un capitolo a parte su questo sito ma che vale la pena anticipare qui almeno per un paio di soste. Poco dopo Cambria, cittadina di artigiani e gallerie affacciata su una costa più rocciosa, la strada passa accanto a San Simeon, dove sulla spiaggia si può osservare tutto l’anno (con il picco tra dicembre e marzo, durante la stagione dei parti) una delle colonie di elefanti marini più grandi della California, animali che possono superare le due tonnellate di peso e che si accalcano sulla sabbia in gruppi enormi, visibili gratuitamente da una passerella pubblica proprio accanto alla highway. Poco più nell’entroterra si trova anche Hearst Castle, la tenuta faraonica costruita a partire dal 1919 dal magnate dell’editoria William Randolph Hearst, oggi museo statale.

Il Bixby Bridge avvolto dalla nebbia lungo la costa di Big Sur
Il Bixby Bridge: un solo arco di cemento del 1932, l’immagine simbolo di tutta la strada.

Da qui in avanti la strada entra nel Big Sur vero e proprio, con il celebre ponte di Bixby Creek e decine di punti panoramici mozzafiato, prima di ridiscendere verso la Monterey Peninsula. È un tratto che richiede attenzione: le corsie sono strette, i tornanti frequenti e il segnale del cellulare quasi assente per lunghi tratti.

Verso Carmel by the Sea e Monterey

L’ultimo tratto prima di Monterey attraversa la zona agricola della Salinas Valley all’entroterra, resa celebre dai romanzi di John Steinbeck che vi ambientò Furore e La valle dell’Eden, prima che la strada torni definitivamente sulla costa in prossimità della Monterey Peninsula. Qui il paesaggio cambia registro: al posto delle scogliere aride del centro California compaiono le foreste di pini di Monterey, endemiche di questa zona e di poche altre al mondo, che incorniciano una delle coste più fotografate degli Stati Uniti.

Carmel by the Sea, spesso chiamata semplicemente Carmel, è un caso più unico che raro di cittadina che ha scelto deliberatamente di restare fuori scala rispetto alla California che la circonda: niente numeri civici sulle case (la posta si ritira ancora all’ufficio postale centrale), niente insegne al neon, edifici che sembrano usciti da un libro di fiabe costruiti da artisti e artigiani nella prima metà del Novecento. L’attore Clint Eastwood ne fu sindaco tra il 1986 e il 1988, e la sua eredità di attenzione al carattere architettonico del paese si sente ancora nelle regole edilizie rigidissime che governano il centro.

Monterey, appena a nord, è storicamente il luogo dove la California cambiò più volte bandiera: prima capitale della California spagnola e poi messicana, ospita ancora il Custom House, considerato il più antico edificio governativo dello stato, dove nel 1846 fu issata per la prima volta la bandiera statunitense sulla costa del Pacifico. Oggi la città è nota soprattutto per il suo acquario, uno dei più importanti al mondo per la ricerca sulla fauna marina del Pacifico, costruito nel 1984 riutilizzando gli edifici di una ex conservera di sardine lungo Cannery Row, la stessa via resa celebre dal romanzo omonimo di Steinbeck che raccontava la vita degli operai del pesce negli anni Trenta e Quaranta, prima che il collasso degli stock ittici, negli anni Cinquanta, chiudesse quasi tutte le fabbriche.

Tutta la baia antistante fa parte del Monterey Bay National Marine Sanctuary, istituito nel 1992 e tra le aree marine protette più estese degli Stati Uniti contigui: un canyon sottomarino profondo quanto il Grand Canyon corre proprio al largo di questa costa, ed è uno dei motivi per cui la fauna marina qui è così ricca, dalle lontre di mare che si vedono spesso dal molo fino alle balene che d’estate si avvicinano a poche centinaia di metri dalla riva. Tra Monterey e Carmel corre anche la 17-Mile Drive, una strada privata a pedaggio che attraversa la tenuta di Pebble Beach, celebre per i suoi campi da golf affacciati sull’oceano e per il Lone Cypress, un cipresso solitario cresciuto su uno sperone di roccia che è diventato uno dei simboli non ufficiali più fotografati di tutta la California centrale.

Frane, chiusure e come controllare lo stato della strada

Un dettaglio che chi organizza il viaggio da lontano spesso ignora, ed è invece cruciale per questo itinerario, è che la Highway 1 tra San Luis Obispo e Monterey si chiude periodicamente per frane, soprattutto tra gennaio e marzo dopo le piogge invernali. Il caso più clamoroso è quello della frana di Mud Creek, nel maggio 2017, che reversò sulla strada oltre cinque milioni di metri cubi di roccia e terra nei pressi di Big Sur, seppellendo un tratto di highway sotto uno strato di detriti alto fino a dodici metri e costringendo il Caltrans, l’agenzia statale dei trasporti, a costruire un nuovo tratto di strada sopra la frana stessa: la riapertura arrivò solo dopo più di un anno di lavori.

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Chiusure di questo tipo, per quanto raramente così estese, restano un’eventualità reale ancora oggi, e prima di partire vale sempre la pena controllare lo stato aggiornato della strada sul sito ufficiale del Caltrans (quickmap.dot.ca.gov), che segnala in tempo reale tratti chiusi, lavori in corso e codici semaforici temporanei nei punti più critici del Big Sur. Nei tratti più isolati tra San Simeon e Carmel, inoltre, i distributori di benzina sono pochi e distanti, ed è buona norma non scendere mai sotto mezzo serbatoio prima di affrontare questo segmento.

Quanto tempo serve e come organizzare le soste

Percorrere tutto d’un fiato il tratto tra Malibu e Monterey, circa 480 chilometri, richiederebbe in teoria cinque o sei ore di solo volante, ma è un modo sbagliato di affrontare questa strada: la Pacific Coast Highway va guidata a velocità ridotta, spesso 60 chilometri orari o meno nei tratti più tortuosi, con curve continue che rendono impossibile recuperare tempo anche volendo. Tre giorni pieni, con due pernottamenti lungo il percorso, sono il minimo per godersela senza sentirsi sempre di corsa: uno a Santa Barbara o dintorni, uno a San Luis Obispo o Morro Bay, con arrivo a Monterey la sera del terzo giorno. Chi ha quattro o cinque giorni a disposizione può permettersi soste più lunghe alle spiagge di Malibu e una notte in più tra Big Sur e la Monterey Peninsula, il tratto immediatamente a nord di quello raccontato qui e altrettanto spettacolare.

Le fermate fotografiche migliori, quelle da segnare prima di partire perché è facile superarle senza accorgersene, restano El Matador State Beach al tramonto, il belvedere di Point Dume, Morro Rock vista dall’Embarcadero e, arrivando a Carmel, la spiaggia bianca di Carmel Beach con i cipressi che si affacciano direttamente sulla sabbia. Vale la pena anche tenere d’occhio il meteo costiero: da giugno a inizio agosto un fenomeno locale chiamato June Gloom porta nebbia bassa e cielo coperto lungo tutta la costa nelle ore mattutine, che di solito si dirada entro mezzogiorno mano a mano che ci si allontana dall’acqua, ma che vale la pena considerare programmando le soste fotografiche più panoramiche nel primo pomeriggio piuttosto che al mattino presto.

Articolo aggiornato: settembre 2026.

Come abbiamo scritto questo articolo

Esperienza diretta
I luoghi descritti sono stati visitati di persona (settembre 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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