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Nel cuore del Parco Nazionale di Sequoia, tra il Giant Forest e la strada che porta verso Mineral King, si concentrano tre delle tappe più fotografate di tutto il parco: la scalinata di granito che si arrampica su Moro Rock, il prato incorniciato di sequoie che John Muir definì il gioiello della Sierra, e un tronco caduto abbastanza largo da lasciarci passare un’automobile. Sono tre soste che si possono facilmente combinare in un unico pomeriggio, percorrendo la strada che le collega tutte, ma ciascuna merita di essere capita per quello che è prima di arrivarci.
La zona si trova a pochi minuti di auto dal General Sherman e dal resto della Giant Forest, il che la rende una tappa naturale per chi ha già dedicato la mattinata all’albero più famoso del parco e cerca nel pomeriggio un tipo di esperienza diversa, più legata al panorama e al camminare all’aperto che all’osservazione di un singolo esemplare botanico. Anche solo guidando lungo la Generals Highway, prima ancora di imboccare la strada laterale che porta a Moro Rock, la sagoma della cupola di granito si vede spuntare sopra la foresta con un certo anticipo, un’anteprima che aiuta a farsi un’idea delle proporzioni reali della formazione prima di trovarsela davanti da vicino.
Moro Rock: la scalinata scavata nel granito
Moro Rock è una cupola di granito che si erge isolata nel mezzo del parco, alla testata del corso d’acqua Moro Creek, tra il Giant Forest e Crescent Meadow. Non è una montagna nel senso comune del termine, ma quello che i geologi chiamano una cupola da esfoliazione: una massa di granito che, liberata nel tempo dagli strati di roccia e terreno che la ricoprivano, si è progressivamente sfaldata in scaglie curve, un processo che nel corso di milioni di anni ha modellato la superficie arrotondata e liscia che si vede oggi.
Salire in cima non richiede attrezzatura tecnica, ma nemmeno lo si può definire un sentiero qualunque: una scalinata di circa 400 gradini, scolpita e costruita direttamente nella roccia, si arrampica lungo il dorso della cupola fino alla sommità. La scalinata attuale, lunga circa 240 metri, risale al 1931 ed è opera del Civilian Conservation Corps, il programma federale che negli anni della Grande Depressione impiegò migliaia di lavoratori nella costruzione di infrastrutture nei parchi nazionali americani; fu progettata dagli ingegneri Merel Sager e John Diehl per sostituire una precedente scalinata in legno, realizzata nel 1917, che nel giro di pochi anni si era già deteriorata sotto il peso delle stagioni.
Il dislivello da affrontare è di circa novanta metri su meno di quattrocento metri di sviluppo, il che significa una salita ripida ma breve: dieci, quindici minuti di passo sostenuto bastano di norma per arrivare in cima, anche se conviene mettere in conto qualche minuto in più nei tratti più affollati della giornata, quando la scalinata stretta costringe a rallentare per lasciare spazio a chi scende. In cima si apre un panorama a 360 gradi che comprende la Great Western Divide, la catena montuosa che separa il bacino del fiume Kaweah da quello del Kern, e buona parte del settore occidentale del parco, comprese le vallate boscose che si estendono a perdita d’occhio verso la Central Valley californiana.
Un avvertimento pratico che vale la pena prendere sul serio: la scalinata segue il profilo stretto della cupola, con tratti in cui non c’è altro che il vuoto ai lati, protetti solo da parapetti bassi in alcuni punti. Chi soffre di vertigini marcate potrebbe trovare l’ultima parte della salita piuttosto impegnativa dal punto di vista emotivo, indipendentemente dalla difficoltà fisica in sé, che resta modesta. Nei mesi estivi, inoltre, l’accesso in auto privata alla zona è limitato: nelle ore e nei giorni di maggiore affluenza il parcheggio vicino alla base della scalinata è raggiungibile solo con la navetta gratuita del parco, mentre in inverno la strada che porta a Moro Rock viene chiusa del tutto e raggiungerla richiede una camminata di circa tre chilometri sulla neve.
ApprofondisciNairobi National Park: il Safari dentro la CapitalePerché la Sierra Nevada è piena di cupole come questa
Moro Rock non è un caso isolato: tutta questa zona della Sierra Nevada, incluso il Giant Forest poco distante, poggia su un enorme corpo di granito formatosi in profondità decine di milioni di anni fa, quando masse di roccia fusa si solidificarono lentamente sotto la superficie terrestre senza mai raggiungere l’aria aperta. Nel corso di ere geologiche, l’erosione ha rimosso gradualmente gli strati di roccia sovrastante, esponendo il granito e riducendo la pressione che lo comprimeva. Liberato da quel peso, il granito si è progressivamente espanso e fratturato in strati concentrici paralleli alla superficie, un fenomeno che i geologi chiamano esfoliazione e che produce esattamente quelle forme arrotondate, prive di spigoli netti, che caratterizzano Moro Rock e altre formazioni simili sparse nella stessa area del parco, come la vicina Hanging Rock.
Crescent Meadow, il gioiello della Sierra secondo John Muir
A pochi minuti di auto da Moro Rock, seguendo la stessa strada verso est, si arriva a Crescent Meadow, un piccolo prato a forma di mezzaluna completamente circondato da sequoie giganti. Fu il naturalista John Muir, dopo averlo visitato più volte nell’Ottocento, a definirlo il gioiello della Sierra, un soprannome che gli è rimasto addosso ed è tuttora il modo più comune con cui il prato viene descritto nelle guide del parco.

Crescent Meadow non è solo un bel prato da fotografare: è anche il punto di partenza occidentale della High Sierra Trail, uno dei percorsi escursionistici più ambiziosi di tutta la Sierra Nevada, che da qui si sviluppa per decine di chilometri verso est fino a raggiungere la vetta del Monte Whitney, la cima più alta degli Stati Uniti contigui. Non serve certo affrontare l’intero percorso per apprezzare la zona: una breve passeggiata sul perimetro del prato, su un sentiero pianeggiante che si sviluppa per circa un chilometro e mezzo, permette di vedere il prato da più angolazioni e di allontanarsi dal traffico di visitatori della zona di Moro Rock.
Nei dintorni immediati del prato si trova anche Tharp’s Log, una delle testimonianze più curiose della storia umana di questi boschi. Hale Tharp, il primo colono di origine europea a esplorare stabilmente questa zona della Sierra Nevada, nella seconda metà dell’Ottocento trasformò il tronco cavo di una sequoia gigante caduta in una vera e propria cabina, che utilizzò come base per decenni durante le sue permanenze estive nella zona insieme alla famiglia. La struttura, con tanto di porta e finestra ricavate nel legno, esiste ancora oggi ed è raggiungibile con una breve deviazione dal sentiero che costeggia il prato.
Crescent Meadow è anche uno dei punti del parco dove è più probabile imbattersi in un orso nero al pascolo, soprattutto nelle prime ore del mattino o al tramonto, quando gli animali escono a nutrirsi dell’erba fresca e dei trifogli che crescono sul terreno umido del prato. È un incontro che affascina molti visitatori, ma va gestito con il buon senso richiesto in qualsiasi parco popolato da orsi: mantenere sempre una distanza di sicurezza, non lasciare mai cibo incustodito nell’auto o sui tavoli da picnic della zona, e non avvicinarsi in nessun caso per scattare una foto migliore. I ranger del parco ricordano spesso che un orso abituato alla presenza di cibo umano diventa un problema serio per l’animale stesso, non solo per i visitatori.
Chi preferisce un panorama simile senza affrontare i quattrocento gradini di Moro Rock può considerare Beetle Rock, un’altra cupola di granito molto più bassa e accessibile, proprio accanto al Giant Forest Museum: non regala la stessa vista aperta sulla Great Western Divide, ma offre comunque un bel punto panoramico raggiungibile con pochi minuti di cammino su un pendio dolce, adatto anche a famiglie con bambini piccoli o a chi ha difficoltà a salire scalinate ripide.
Tunnel Log, il tronco che si attraversa in auto
Lungo la strada che collega Moro Rock a Crescent Meadow si incontra una delle curiosità più fotografate del parco: un tronco di sequoia gigante caduto nel 1937 per cause naturali, che nell’anno successivo fu scavato per ricavarne un varco largo abbastanza da permettere il passaggio delle automobili. L’albero, quando era ancora in piedi, raggiungeva circa 84 metri di altezza e un diametro di poco più di sei metri; il tunnel ricavato nel tronco misura circa due metri e mezzo di altezza per poco più di cinque metri di larghezza, sufficiente per far passare la maggior parte dei veicoli, con l’eccezione di camper e mezzi particolarmente grandi, per i quali esiste un percorso alternativo che aggira l’ostacolo.

Attraversarlo in auto è diventato negli anni uno dei momenti più condivisi sui social network da chi visita il parco, ma vale la pena fermarsi anche a piedi accanto al tronco per rendersi conto delle reali proporzioni dell’albero: da fermi, la sensazione di quanto fosse massiccio questo esemplare risulta molto più evidente che dal finestrino di un’auto in movimento.
Lungo lo stesso tratto di strada si incontra anche l’Auto Log, un altro tronco di sequoia caduto che per gran parte del Novecento veniva usato in modo simile: le auto potevano salire direttamente sopra il tronco disteso a terra per farsi fotografare in una posizione insolita, una pratica che oggi non è più permessa proprio per proteggere il legno rimasto, ormai fragile dopo decenni di esposizione e di passaggio di veicoli. Resta comunque una tappa interessante da vedere a piedi, a conferma di quanto in questa zona del parco quasi ogni curva della strada nasconda un altro promemoria delle dimensioni fuori scala raggiunte da questi alberi.
Come organizzare la visita
Le tre tappe si trovano lungo la stessa strada a senso unico che si stacca dalla Generals Highway poco a est del Giant Forest Museum, un percorso di circa cinque chilometri che tocca in sequenza il punto panoramico su Moro Rock, la base della scalinata, Crescent Meadow e, lungo il tragitto, il Tunnel Log. Percorrerla tutta con calma, includendo la salita a Moro Rock e una passeggiata attorno al prato di Crescent Meadow, richiede indicativamente tra le due e le tre ore, tempo che si allunga volentieri se si aggiunge la deviazione a Tharp’s Log o una porzione dei sentieri più lunghi che partono dalla stessa zona, come il Trail of the Sequoias, che attraversa boschi di sequoie molto meno affollati rispetto alle tappe principali.
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Nei mesi estivi, quando il traffico privato sulla strada viene limitato e sostituito dalla navetta del parco, conviene organizzare la visita nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, sia per trovare meno folla sulla scalinata di Moro Rock sia perché la luce radente di quelle ore rende il panorama dalla cima ancora più suggestivo. Chi vuole vedere il tramonto dalla cupola di granito dovrebbe considerare i tempi di rientro con attenzione: la discesa della scalinata al buio, per quanto la zona non sia distante dal parcheggio, va affrontata con una torcia e con la dovuta prudenza, dato il terreno irregolare e i tratti esposti lungo il percorso.
Vale la pena anche pensare all’abbigliamento e alla stagione. Alla quota di Moro Rock e Crescent Meadow, oltre i 2.000 metri, le temperature restano più basse rispetto al fondovalle anche in piena estate, e un vento leggero ma costante spesso soffia sulla cupola di granito una volta usciti dal riparo degli alberi: una giacca leggera nello zaino, anche a luglio, evita di dover affrontare la salita infreddoliti. La strada verso Moro Rock e Crescent Meadow resta chiusa da metà autunno fino a primavera inoltrata a causa della neve, quindi chi programma una visita fuori dai mesi estivi dovrebbe sempre verificare in anticipo lo stato di apertura del tratto, che dipende dall’andamento delle nevicate stagionali e può variare sensibilmente di anno in anno.
Articolo aggiornato: settembre 2026.
Nei dintorni · Parco Nazionale di Sequoia
Come abbiamo scritto questo articolo
- Esperienza diretta
- I luoghi descritti sono stati visitati di persona (settembre 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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