In questo articolo
- Perché proprio questo tratto è sopravvissuto
- Seligman, la città che ha salvato la Route 66
- Peach Springs e il territorio Hualapai
- Hackberry General Store, il negozio che sembra un museo
- Kingman, il cuore logistico della Route 66 dell’Arizona
- Cool Springs Station e la salita al Sitgreaves Pass
- Oatman, la città fantasma che non si è mai svuotata del tutto
- Il Fun Run e la comunità che tiene viva la strada
- Come affrontare il tratto in pratica
Tra Seligman e Oatman corre l’ultimo tratto lungo di Route 66 originale rimasto davvero intatto, quello che l’Interstate 40 non è mai riuscito a cancellare del tutto: asfalto crepato, insegne dipinte a mano, asini che attraversano la strada e un pezzo di America che altrove è sopravvissuto solo nei musei.
Perché proprio questo tratto è sopravvissuto
La Route 66 nacque ufficialmente nel 1926, quando il governo federale unificò una serie di strade preesistenti in un unico percorso numerato che collegava Chicago a Los Angeles, quasi 3.940 chilometri attraverso otto stati. Il numero stesso fu frutto di una lunga trattativa burocratica: agli organizzatori del nuovo sistema autostradale federale sarebbe piaciuto assegnare alla strada il numero 60, più corto e simbolicamente più rilevante, ma lo stato del Kentucky si oppose, rivendicando quel numero per un’altra arteria. Fu Cyrus Avery, imprenditore di Tulsa in Oklahoma passato alla storia come il padre della Route 66, a proporre il 66 come alternativa: un numero che, semplice da ricordare per la ripetizione della cifra, finì per contribuire non poco al successo mediatico della strada negli anni successivi, complice anche il celebre motivo musicale Get Your Kicks on Route 66, scritto nel 1946 da Bobby Troup e in seguito reso famoso da artisti come Nat King Cole e i Rolling Stones. Fu la prima strada a rendere davvero praticabile l’attraversamento degli Stati Uniti in automobile, e negli anni della Grande Depressione diventò anche la via di fuga di centinaia di migliaia di famiglie dell’Oklahoma e del Texas verso la California, in cerca di lavoro dopo le tempeste di sabbia del Dust Bowl: fu John Steinbeck, in Furore, a battezzarla per primo “the Mother Road”, la Strada Madre, un soprannome che le è rimasto addosso per sempre.
Il colpo di grazia arrivò con il Federal Aid Highway Act del 1956, la legge firmata dal presidente Eisenhower che diede il via alla costruzione del sistema di interstate a scorrimento veloce. Tratto dopo tratto, negli anni Settanta e Ottanta, l’Interstate 40 sostituì la vecchia Route 66 in Arizona, deviando il traffico su una superstrada dritta e senza semafori che tagliava fuori tutte le piccole città cresciute lungo il vecchio tracciato. Williams, poco più a est di questo itinerario, fu l’ultima città della Route 66 originale a essere bypassata, nell’ottobre del 1984: da quel momento la vecchia strada, in tutti gli otto stati, smise ufficialmente di esistere come autostrada federale, cancellata dalle mappe l’anno successivo.
Il tratto tra Seligman e Kingman si è salvato quasi per caso: quando i pianificatori dell’Interstate 40 dovettero scegliere dove far correre la nuova autostrada, optarono per un percorso più a nord rispetto alla vecchia 66 in questo segmento, lasciando l’originale intatta invece di seppellirla sotto l’asfalto nuovo, come accadde altrove. Il risultato è che oggi questi 150 chilometri circa restano il tratto continuo più lungo di Route 66 storica ancora percorribile in tutti gli Stati Uniti, ufficialmente rinominato Historic Route 66 dallo stato dell’Arizona nel 1987, primo stato a farlo, aprendo la strada a un movimento di recupero che negli anni successivi ha coinvolto tutti gli altri sette stati attraversati dalla vecchia Mother Road.
Seligman, la città che ha salvato la Route 66
Se questo tratto esiste ancora così come lo si vede oggi, il merito va in gran parte a un barbiere. Angel Delgadillo, figlio di immigrati messicani nato a Seligman nel 1927, vide la sua città svuotarsi quasi da un giorno all’altro quando l’Interstate 40 bypassò Seligman nel 1978, portando via con sé quasi tutto il traffico e buona parte dell’economia locale. Invece di chiudere bottega, nel febbraio del 1987 Angel fondò la Historic Route 66 Association of Arizona, la prima associazione di questo tipo in assoluto, convincendo lo stato a designare ufficialmente il vecchio percorso come strada storica protetta: un modello che negli anni successivi venne replicato in tutti gli altri stati attraversati dalla 66, ed è per questo che oggi Angel Delgadillo viene ricordato come il “Guardian Angel” della Route 66.
ApprofondisciYanaka: la Tokyo di una Volta tra Botteghe e TempliLa sua vecchia barbieria, oggi trasformata in negozio di souvenir con il nome di Angel & Vilma’s Route 66 Gift Shop (Vilma è la moglie di Angel, che ha gestito il negozio insieme a lui per decenni), resta una tappa quasi obbligata, con le pareti coperte di fotografie, targhe e cimeli raccolti in quasi quarant’anni di attività. Poco distante, la Historic Seligman Sundries, con la sua insegna vintage e gli scaffali pieni di gadget a tema Cars, il film Pixar del 2006 che si è ispirato proprio a Seligman e ad altre cittadine di questo tratto per disegnare la fittizia Radiator Springs, continua la tradizione di negozio di paese diventato attrazione turistica.
Il vero simbolo gastronomico di Seligman resta però il Delgadillo’s Snow Cap Drive-In, aperto nel 1953 da Juan Delgadillo, fratello di Angel, e ancora oggi gestito dalla famiglia. Juan costruì l’intero edificio con materiali di recupero e passò cinquant’anni a intrattenere i clienti con scherzi da avanspettacolo, tra porte finte, ketchup finto a base di corda e battute che si tramandano ancora oggi tra il personale: un pezzo di cabaret americano vecchio stile che sopravvive praticamente identico a com’era negli anni Cinquanta.
Peach Springs e il territorio Hualapai
Proseguendo verso ovest, la strada entra nella riserva del popolo Hualapai, che significa letteralmente “gente del pino alto”, e Peach Springs ne è il centro amministrativo. È un tratto più silenzioso rispetto a Seligman, con meno negozi turistici e più autenticità locale, ma è anche il punto di partenza per chi vuole deviare verso Grand Canyon West e il celebre Skywalk, la passerella di vetro a sbalzo sul canyon gestita proprio dalla tribu Hualapai, raggiungibile con una deviazione di circa un’ora su strada sterrata dalla Route 66 principale.
Hackberry General Store, il negozio che sembra un museo
Poco prima di Kingman, sulla vecchia Route 66, l’Hackberry General Store si riconosce da lontano per la facciata rossa e per la distesa di auto d’epoca arrugginite parcheggiate fuori, tra cui una storica Ford T-Bird bianca e rossa diventata uno dei soggetti fotografici più condivisi di tutta l’Arizona. All’interno, tra frigoriferi vintage con insegne di bibite ormai scomparse dal mercato e scaffali carichi di gadget, il negozio racconta meglio di molti musei ufficiali cosa significasse fermarsi a fare benzina lungo questa strada negli anni d’oro del turismo automobilistico americano, tra gli anni Quaranta e Sessanta.
Kingman, il cuore logistico della Route 66 dell’Arizona
Kingman, la città più grande di questo tratto, prende il nome da Lewis Kingman, l’ingegnere ferroviario che tracciò il percorso della Atlantic and Pacific Railroad proprio da queste parti negli anni Ottanta dell’Ottocento: la ferrovia arrivò qui prima della strada, e fu proprio il tracciato ferroviario a determinare, decenni dopo, dove sarebbe passata la Route 66. Oggi il centro storico di Kingman ospita l’Arizona Route 66 Museum, allestito dentro il Powerhouse, un ex impianto elettrico del 1907 riconvertito in centro visitatori, con un percorso che ripercorre la storia della strada dai carri dei pionieri fino alle station wagon della classe media in vacanza negli anni Cinquanta.
Per pranzo, il Mr D’z Route 66 Diner, con la sua facciata turchese e rosa impossibile da non notare lungo la strada principale, serve hamburger e milkshake in un ambiente che riproduce fedelmente l’iconografia dei diner americani del dopoguerra, costruito sul sito di un locale ancora più antico, il Kimo Cafe, che serviva i viaggiatori della 66 già dagli anni Trenta.
Cool Springs Station e la salita al Sitgreaves Pass
Uscendo da Kingman verso sudovest, la strada comincia a inerpicarsi tra le Black Mountains, e il primo avamposto di questo tratto più aspro è Cool Springs Station, una stazione di servizio costruita nel 1926 e ricostruita più volte nel corso dei decenni, oggi piccolo museo e negozio di souvenir con un edificio in pietra che si mimetizza bene contro lo sfondo delle montagne. Da qui la strada affronta la salita verso il Sitgreaves Pass, a oltre 1.070 metri di altitudine, uno dei tratti più tortuosi e panoramici di tutta la Route 66: tornanti stretti, pendenze severe per gli standard automobilistici degli anni Venti e Trenta (tanto che negli anni d’oro della strada c’erano stazioni di servizio dedicate solo a raffreddare i radiatori delle auto in salita) e viste che spaziano per decine di chilometri sul deserto del Mojave verso ovest, fino ai contrafforti della California.
Oatman, la città fantasma che non si è mai svuotata del tutto
Dall’altro lato del passo, la discesa porta a Oatman, nata all’inizio del Novecento come accampamento minerario dopo la scoperta di un filone d’oro che in pochi anni portò la popolazione locale a superare le diecimila persone. Il nome della città deriva da Olive Oatman, una giovane pioniera che, ancora adolescente, fu rapita insieme alla sua famiglia da un gruppo di nativi americani nel 1851 durante un viaggio verso la California, e che dopo alcuni anni di prigionia fu infine riscattata e restituita alle autorità americane proprio nei pressi di questa zona: una storia complicata e controversa, raccontata con toni molto diversi nel corso dei decenni, che comunque diede il nome al futuro insediamento minerario.
Quando le miniere chiusero, tra gli anni Quaranta e Cinquanta, Oatman rischiò di svuotarsi del tutto come tante altre città minerarie dell’Ovest americano, ma la strada la tenne in vita: oggi Oatman vive quasi esclusivamente di turismo legato alla Route 66, con negozi di souvenir ricavati nei vecchi edifici minerari e sparatorie in costume da cowboy inscenate più volte al giorno lungo la via principale. La particolarità più fotografata della città sono gli asini selvatici che ne popolano le strade, discendenti diretti degli animali da soma usati dai minatori e lasciati liberi quando le miniere chiusero: oggi sono protetti, si muovono senza timore tra i turisti e i negozi vendono carote apposta per chi vuole dar loro da mangiare, anche se allungare cibo diverso dalle carote è generalmente sconsigliato dai cartelli locali. L’Oatman Hotel, che nonostante il nome oggi funziona solo come ristorante e museo e non offre più pernottamenti, conserva la fama di aver ospitato Clark Gable e Carole Lombard nella loro prima notte di nozze, nel 1939, quando la coppia si sposò in gran segreto proprio a Kingman prima di fermarsi qui in viaggio verso Los Angeles.
Leggi ancheCosa Vedere ad Amboseli: Elefanti e KilimangiaroIl Fun Run e la comunità che tiene viva la strada
Ogni anno, di solito il primo fine settimana di maggio, la Historic Route 66 Association of Arizona organizza l’Arizona Route 66 Fun Run, una carovana di auto d’epoca che percorre proprio questo tratto da Seligman fino a Topock, al confine con la California, in tre giorni di tappe, mercatini e ritrovi. L’evento, nato nel 1988 come raduno informale di pochi appassionati locali, richiama oggi migliaia di visitatori e centinaia di auto storiche da tutti gli Stati Uniti e non solo, ed è probabilmente il momento migliore dell’anno per vedere questo tratto di strada nella sua versione più autentica, con le cittadine che si animano come non succede nel resto dei dodici mesi. Chi passa di qui in un periodo diverso dall’anno, comunque, troverà quasi ovunque piccoli musei a gestione familiare, spesso allestiti dagli stessi discendenti delle famiglie che aprirono le prime stazioni di servizio e i primi motel negli anni Trenta e Quaranta: un tratto di strada che deve la propria sopravvivenza tanto a una scelta di tracciato dell’Interstate quanto alla caparbietà di poche famiglie che hanno rifiutato di chiudere bottega quando il traffico è sparito.
Come affrontare il tratto in pratica
L’intero percorso da Seligman a Oatman si copre in circa due ore e mezza di solo volante, ma merita un’intera giornata: le soste fotografiche sono frequenti, alcuni tratti (in particolare la discesa dal Sitgreaves Pass verso Oatman) richiedono attenzione per le curve strette e i dislivelli, e diversi punti restano privi di copertura telefonica per lunghi tratti. I distributori di benzina si concentrano a Seligman, Peach Springs e Kingman: tra questi centri, soprattutto nel tratto verso Oatman, conviene non far scendere il serbatoio sotto la metà. La strada è percorribile tutto l’anno, ma nei mesi più caldi, tra giugno e agosto, le temperature diurne su questo tratto di deserto possono superare comodamente i 40 gradi, e conviene sempre viaggiare con acqua a sufficienza a bordo, un’accortezza che vale per qualunque tratto di deserto tra Arizona e California ma che qui, lontano dai centri abitati più grandi, conta ancora di più.
Articolo aggiornato: settembre 2026.
Nei dintorni · California
Come abbiamo scritto questo articolo
- Esperienza diretta
- I luoghi descritti sono stati visitati di persona (settembre 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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