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Al di là del sushi e del ramen, mangiare in Giappone segue un galateo fatto di piccoli gesti che i visitatori italiani spesso non conoscono: come si tengono le bacchette, cosa dire prima e dopo il pasto, e persino come si paga il conto. Nessuna di queste regole è complicata, ma conoscerle in anticipo evita imbarazzi e, in alcuni casi, gesti che i giapponesi associano a simboli funerari.
Le bacchette: gli errori da non fare
Le bacchette (hashi) si tengono con una sola mano, mai con due, e si appoggiano sull’apposito poggia-bacchette (hashioki) tra un boccone e l’altro, mai incrociate sopra il piatto. Due gesti in particolare vanno assolutamente evitati perché richiamano riti funebri: piantarle verticalmente nel riso, come si fa con l’incenso sulle tombe, e passare il cibo da bacchetta a bacchetta, un gesto che riproduce il passaggio delle osse durante la cremazione. Sono da evitare anche l’infilzare il cibo con le bacchette invece di afferrarlo, l’agitarle per indicare qualcuno o qualcosa, e il “rovistare” nel piatto in cerca del boccone migliore.
ApprofondisciSpecialità di Osaka: Kushikatsu, Kitsune Udon e OmuricePrima e dopo il pasto
Prima di iniziare a mangiare si dice itadakimasu, un’espressione di ringraziamento verso chi ha preparato il cibo e, in senso più ampio, verso l’ingrediente stesso; a fine pasto si dice gochisousama deshita. Non sono formule obbligatorie per un turista, ma pronunciarle (anche solo sottovoce) è sempre apprezzato ed è un modo semplice per mostrare rispetto verso la cultura locale.
A tavola: rumori, condivisione e porzioni
A differenza dell’Italia, “sorseggiare” rumorosamente il ramen o la zuppa di miso non solo è accettabile ma segnala apprezzamento per il piatto. Diverso il discorso per la condivisione: nei ristoranti informali si condivide spesso da piatti comuni, ma in quel caso si usano le estremità opposte delle proprie bacchette (o un paio di bacchette dedicate) per prendere il cibo, mai le punte già usate in bocca.
Il salvietta umida e i condimenti
L’oshibori, la salvietta calda o fresca offerta all’arrivo al tavolo, serve esclusivamente per pulirsi le mani prima di mangiare, non il viso o il collo. Per quanto riguarda la salsa di soia, la regola generale è usarne poca, versandola in una ciotolina a parte e intingendo il cibo leggermente: riempirla fino all’orlo o “affogarci” il piatto è considerato uno spreco oltre che di cattivo gusto.
Come funziona il conto
In Giappone non si lascia la mancia: lasciarla può addirittura risultare scortese, quasi a suggerire che il servizio non sia già incluso nel prezzo. Il conto, quando non arriva direttamente al tavolo, si paga alla cassa vicino all’uscita, spesso mostrando lo scontrino lasciato sul tavolo durante il pasto; nei locali più piccoli il pagamento può ancora essere solo in contanti, quindi conviene sempre avere yen con sé. È raro, se non impossibile, dividere il conto voce per voce: tra amici o colleghi si tende piuttosto a dividerlo in parti uguali o a offrire a turno.
Nei locali più informali
In izakaya, ramen-ya e altri locali economici le regole si allentano un po’: le bacchette usa e getta in legno (waribashi) si dividono con un gesto verticale, mai sfregandole l’una contro l’altra per eliminare eventuali schegge: un gesto che in Giappone suggerisce che il locale usi materiali scadenti, e viene visto come una piccola scortesia verso il personale.
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