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Una gita di un giorno a Nara da Kyoto è forse la mezz’ora di treno più redditizia di tutto un viaggio in Giappone. In meno di un’ora ti ritrovi nella prima capitale stabile del paese, davanti a un Buddha di bronzo alto quindici metri dentro il più grande edificio di legno costruito dall’uomo per gran parte della sua storia, con qualche centinaio di cervi che ti si avvicinano come se fosse normale. Perché, qui, lo è da milleduecento anni.
Perché Nara viene prima di Kyoto
Nel 710 la corte imperiale si stabilì a Heijō-kyō, l’odierna Nara, costruita su pianta a scacchiera sul modello della capitale cinese Chang’an. Fino ad allora la capitale si spostava a ogni successione; Nara fu la prima a restare ferma, e per settantaquattro anni fu il centro politico, artistico e religioso del Giappone. Nel 794 la corte traslocò a Heian-kyō (Kyoto) anche per allontanarsi dal peso politico che i grandi monasteri avevano accumulato. Nara rimase indietro, e proprio per questo si è conservata: otto beni della città formano dal 1998 il sito UNESCO dei monumenti storici dell’antica Nara.
Il modo migliore di inquadrarla è cronologico. Nara è l’ottavo secolo, il buddhismo di stato e le statue colossali; Kyoto è mille anni di corte e di raffinatezza; Kamakura è il potere militare e lo zen del Kenchō-ji. Se metti Nara all’inizio dell’itinerario, tutto il resto ha più senso.
Come arrivare da Kyoto
Due ferrovie concorrenti, e la scelta dipende dal pass che hai in tasca. La linea JR Nara parte dalla stazione centrale di Kyoto e con il rapido raggiunge JR Nara in circa quarantacinque minuti: naturale se possiedi un Japan Rail Pass, ma la stazione dista una ventina di minuti a piedi dal parco. La linea Kintetsu, dallo stesso edificio, arriva a Kintetsu Nara, molto più vicina ai templi: col rapido ci vuole altrettanto, con l’espresso a supplemento si scende sotto i quaranta minuti.
| Voce | Indicazione (agosto 2026) |
|---|---|
| JR Nara Line (rapido) | Circa 45 minuti, intorno a ¥700; incluso nel Japan Rail Pass |
| Kintetsu (espresso limitato) | Circa 35-40 minuti, intorno a ¥1.300 con supplemento |
| Kintetsu (rapido) | Circa 45 minuti, intorno a ¥800 |
| Da Osaka | Circa 35-45 minuti con JR o Kintetsu |
| Durata consigliata | Una giornata piena, dalle 8 del mattino |
Cifre indicative, da verificare al momento. Se arrivi dal Kansai meridionale conviene guardare anche le ferrovie di Osaka, perché Nara è altrettanto vicina da lì. In treno valgono ovunque le regole dei mezzi pubblici giapponesi: telefono in modalità silenziosa, niente conversazioni, zaino tra i piedi.
L’itinerario di una giornata
I monumenti principali stanno tutti dentro o attorno al parco di Nara, istituito nel 1880 su oltre cinquecento ettari, e si percorrono a piedi. Un ordine che funziona.
ApprofondisciCome Arrivare a Kyoto: Treni, Aeroporto e Shinkansen- Mattina presto: Kōfuku-ji, appena usciti dalla stazione Kintetsu.
- Metà mattina: Tōdai-ji e il Grande Buddha, prima dell’ondata dei gruppi.
- Pranzo: Naramachi, il quartiere delle case di mercanti a sud del parco.
- Pomeriggio: Kasuga Taisha risalendo il viale delle lanterne, con deviazione al giardino Isuien o allo Yoshikien.
- Tramonto: le pendici del monte Wakakusa, da cui si vede tutta la piana.
Kōfuku-ji, il tempio dei Fujiwara
Il Kōfuku-ji nacque nel 669 come tempio votivo della famiglia Fujiwara e fu trasferito a Nara nel 710, seguendo la corte. Per secoli fu una potenza politica con eserciti di monaci armati. La pagoda a cinque piani, ricostruita nel 1426 dopo l’ennesimo incendio, sfiora i cinquanta metri ed è la seconda pagoda lignea più alta del Giappone; è però oggetto di un lungo intervento di restauro, quindi può trovarsi coperta da impalcature: conviene verificare prima di contare su quella fotografia.

Da non saltare il museo dei tesori nazionali, con l’Ashura dell’ottavo secolo: lacca secca, tre volti e sei braccia, un viso adolescente e stranamente malinconico. La Sala d’Oro centrale è stata ricostruita e riaperta nel 2018.
Tōdai-ji: il Grande Buddha
Nel 743 l’imperatore Shōmu, davanti a epidemie di vaiolo, carestie e rivolte, ordinò la fusione di un Buddha Vairocana colossale come atto di protezione dello Stato. Ci vollero otto colate successive e una quantità di bronzo che prosciugò le risorse del paese; la statua fu completata nel 751 e nel 752 si tenne la cerimonia di apertura degli occhi, celebrata da un monaco venuto dall’India. Il Daibutsu misura poco meno di quindici metri e resta uno dei bronzi più grandi del mondo.

Il Daibutsuden che lo custodisce è la ricostruzione del 1709 ed è più stretto dell’originale di circa un terzo: è stato l’edificio in legno più grande del mondo fino al 1998. Il confronto con l’altro Grande Buddha, quello di Kamakura, è istruttivo: quello di Nara è rimasto al chiuso e protetto, quello di Kamakura ha perso il suo tempio in uno tsunami e siede all’aperto da secoli.
Il Nandaimon e i due guardiani
Si entra dal Nandaimon, il grande portale meridionale di fine dodicesimo secolo. Nelle nicchie laterali stanno i due Niō, guardiani alti oltre otto metri scolpiti nel 1203 dalle botteghe di Unkei e Kaikei in poche settimane di lavoro collettivo: uno con la bocca aperta, uno chiusa, l’inizio e la fine di tutte le cose. Sono vertici assoluti della scultura giapponese, e quasi nessuno alza la testa.
Il foro nel pilastro
Dietro la statua, un pilastro della sala ha alla base un’apertura quadrata delle stesse dimensioni di una narice del Grande Buddha. La tradizione dice che chi riesce ad attraversarla ottenga l’illuminazione. Passano i bambini e qualche adulto motivato: la coda è uno spettacolo a sé.
Kasuga Taisha e le tremila lanterne
Il santuario Kasuga Taisha fu fondato nel 768 come tempio tutelare dei Fujiwara, ai piedi di una montagna sacra dove non si taglia un albero dal nono secolo. Ci si arriva risalendo un viale di lanterne di pietra donate dai fedeli nel corso dei secoli: sono circa duemila, a cui si aggiungono un migliaio di lanterne di bronzo appese ai colonnati vermigli. Due volte l’anno, all’inizio di febbraio e a metà agosto, vengono accese tutte insieme per il Mantōrō: è il momento più bello dell’anno per essere a Nara.

Come altri grandi santuari shintō, il Kasuga è stato per secoli ricostruito a intervalli regolari, trasferendo il rito e le tecniche più che la materia. È lo stesso principio che rende leggibili i complessi religiosi giapponesi anche quando ogni trave è recente, un tema che torna al Tenryū-ji e al castello Nijō.
I cervi sacri: cosa sapere davvero
Nel parco vivono oltre milleduecento cervi sika in libertà. La leggenda vuole che la divinità Takemikazuchi sia giunta sul monte Mikasa in groppa a un cervo bianco per proteggere la nuova capitale: da allora i cervi sono considerati messaggeri degli dèi, e ucciderne uno è rimasto reato capitale fino al 1637. Oggi sono tutelati come monumento naturale nazionale. Non sono animali addomesticati, e questo cambia tutto.

- I shika senbei, i biscotti autorizzati, si comprano dai banchetti del parco: sono l’unico cibo che si può offrire.
- Molti cervi si inchinano prima di ricevere il biscotto: è un comportamento appreso, ma resta una delle cose più sorprendenti da vedere.
- Non stuzzicarli e non far durare la scena: se annusano altri biscotti addosso possono spingere, mordere e strappare borse. Ogni anno si contano centinaia di piccoli incidenti.
- Niente plastica: i sacchetti e le mappe vengono ingoiati e li uccidono. Tieni il cibo dentro lo zaino chiuso.
- In autunno i maschi in periodo degli amori sono aggressivi: mantieni le distanze.
Se avanza tempo
Naramachi è il quartiere dei magazzini e delle case a graticcio dei mercanti, con caffè e piccoli musei nelle vecchie botteghe: qui si mangia bene senza spendere e si trova il kakinoha-zushi, sushi avvolto in foglie di cachi, specialità locale che si affianca ai piatti tipici giapponesi più noti. Poco distante, il giardino Isuien usa le colline e il tetto del Nandaimon come paesaggio in prestito. Per uno spuntino rapido, il konbini vicino alla stazione risolve, e per i regali vale la guida su cosa comprare in Giappone.
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A Nara si esce dal Daibutsuden con le pupille ancora piene di bronzo e ci si ritrova un cervo che aspetta sulla soglia. È un accostamento che qui nessuno trova strano: il sacro e l’ordinario condividono lo stesso prato da milleduecento anni. Vale la pena restare fino a sera, quando i gruppi ripartono e il parco torna agli animali.
Articolo aggiornato: agosto 2026.
nnPer una guida più completa alla città, con tutti i templi principali e i consigli su quanto tempo dedicarle, vedi la nostra guida completa a Nara.
Come abbiamo scritto questo articolo
- Esperienza diretta
- I luoghi descritti sono stati visitati di persona (agosto 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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