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Pokémon Base Set Giapponese: No Rarity e Prezzi

Carte 1996 senza simbolo rarità, dove trovarle.

Una vetrina con carte Pokemon giapponesi vintage e i prezzi esposti
Le carte degli anni Novanta stanno in vetrina: il prezzo dipende dalle condizioni, non solo dalla rarità.
In questo articolo
  1. Ottobre 1996: il Giappone stampa le prime carte Pokémon
  2. Che cos’è davvero una carta No Rarity
  3. Le carte che contano
  4. Quanto valgono, e perché i numeri ballano
  5. Le trappole più comuni
  6. Dove cercarle, in Giappone
  7. Informazioni pratiche

Il Pokémon Base Set giapponese non è la traduzione di quello americano: è l’originale, quello da cui tutto il resto discende. Uscì il 20 ottobre 1996, quasi tre anni prima che le carte arrivassero in Europa, e le primissime scatole stampate avevano un dettaglio che allora non interessava a nessuno e oggi funziona come una firma d’autore: nell’angolo in basso a destra mancava il simbolo di rarità. Quelle carte si chiamano No Rarity, e sono il graal silenzioso del collezionismo giapponese.


Ottobre 1996: il Giappone stampa le prime carte Pokémon

I videogiochi Pocket Monsters Rosso e Verde erano usciti su Game Boy nel febbraio 1996. Otto mesi dopo, l’editore Media Factory mise in commercio il primo set di carte da gioco, chiamato semplicemente Expansion Pack (拡張パック): 102 carte, bustine da dieci, un prodotto pensato per un mercato interno che nessuno immaginava sarebbe diventato globale.

La tiratura iniziale fu modesta. Nessuno stampava per i collezionisti: si stampava per bambini che avrebbero piegato le carte in tasca, giocato in cortile, perso i doppioni. È esattamente per questo che oggi trovare una carta del primo lotto in condizioni decenti è difficile, e trovarla perfetta è quasi un incidente fortunato. Chi si avvicina oggi al mondo delle carte Pokémon in Giappone parte quasi sempre dal moderno e risale a ritroso fino a qui.

Che cos’è davvero una carta No Rarity

Sulle carte giapponesi la rarità si legge in un simbolino minuscolo, nell’angolo inferiore destro: un cerchio pieno per le comuni (●), un rombo per le non comuni (◆), una stella per le rare (★). Nel primo lotto di stampa del 1996 quel simbolo non c’era. Punto. L’angolo è vuoto.

Quando Media Factory ristampò il set, cosa che avvenne più volte fra il 1996 e la fine degli anni Novanta, il simbolo venne aggiunto. Da lì la distinzione che regge tutto il mercato: No Rarity per il primo lotto, Rarity per tutto ciò che è venuto dopo. Il set giapponese, a differenza di quelli occidentali, non porta nemmeno un simbolo di espansione: l’assenza di quel logo è normale e non dice nulla sull’età della carta.

ApprofondisciCarte Pokémon in Giappone: Dove Comprare e Prezzi Reali 2026

Come riconoscerla in dieci secondi

  • Gira la carta col fronte verso di te e guarda solo l’angolo in basso a destra: se è vuoto, sei davanti a una candidata No Rarity.
  • Non cercare la dicitura 1st Edition: su questo set non è mai esistita. Il marchio di prima edizione arriverà solo sulle espansioni giapponesi successive.
  • Diffida delle foto di vendita scattate storte o con l’angolo tagliato fuori: in un annuncio serio quell’angolo si vede sempre.
  • Le comuni No Rarity esistono e valgono poco rispetto alle holo, ma sono il modo più economico per possedere una carta del primo lotto.

Le carte che contano

CartaNome giapponesePerché conta
Charizard #6リザードン (Lizardon)La carta più desiderata del set, in ogni versione
Blastoise #9カメックス (Kamex)Seconda solo a Charizard fra le holo iniziali
Venusaur #3フシギバナ (Fushigibana)Completa il trio degli starter
Mewtwo #150ミュウツーIcona del primo film, domanda costante
Gyarados #130ギャラドスFra le holo più cercate dopo gli starter
Pikachu #25ピカチュウComune, ma è la carta simbolo del franchise

Accanto al Base Set gravitano poi le promozionali storiche, che seguono logiche di prezzo tutte loro: il caso più noto è Ancient Mew, distribuita al cinema e ristampata a più riprese, con differenze fra le versioni che pesano parecchio sul valore.

Quanto valgono, e perché i numeri ballano

Qualsiasi cifra su queste carte va letta come un ordine di grandezza, non come un listino. Il mercato del vintage Pokémon si muove a scatti, segue le aste importanti e cambia di mese in mese. Le indicazioni che seguono sono aggiornate ad agosto 2026 e servono solo a capire in che campionato si sta giocando.

  • Comuni e non comuni No Rarity, condizioni giocate: dalle poche decine a poche centinaia di euro a carta.
  • Holo No Rarity diverse da Charizard, non valutate: dalle centinaia alle migliaia di euro, a seconda dello stato dei bordi e della centratura.
  • Charizard No Rarity: siamo nell’ordine delle decine di migliaia di euro anche fuori dai gradi altissimi, e ben oltre per gli esemplari valutati PSA 9 o 10, che si contano su pochi registri.
  • Base Set giapponese con simbolo di rarità (le ristampe): molto più abbordabile, spesso una frazione delle cifre sopra. È il punto d’ingresso sensato per la maggior parte dei collezionisti.

Il discorso cambia ancora se invece delle singole si guardano le bustine sigillate: lì entrano in gioco peso, sigillo, provenienza e un rischio di manomissione molto alto, come raccontato nella guida dedicata ai booster pack Pokémon vintage.

Le trappole più comuni

La prima è la più banale: una ristampa venduta come No Rarity, sfruttando l’ignoranza di chi non sa dove guardare. La seconda è la carta trimmata, cioè ritagliata di un soffio sui bordi per farla sembrare più centrata e strappare mezzo punto in valutazione: si riconosce misurandola e confrontando i bordi con una carta certa dello stesso set.

Poi ci sono le bustine risigillate, le custodie di valutazione contraffatte e le riproduzioni stampate su cartoncino moderno, riconoscibili al tatto e in controluce. La regola pratica è antipatica ma affidabile: nessuno vende sotto mercato una carta del 1996 perché è simpatico. Se il prezzo è troppo bello, il problema è il prezzo.

Dove cercarle, in Giappone

Il vintage non sta sugli scaffali: sta dentro le vetrine chiuse a chiave dei card shop, con il cartellino scritto a mano e il prezzo in yen senza decimali. A Tokyo il bacino più denso è Akihabara, dove i negozi si impilano uno sopra l’altro secondo la logica tutta giapponese dei negozi ai piani alti: il piano terra è quasi sempre il meno interessante, il quarto e il quinto sono dove si trovano le cose serie.

Carte Pokemon singole in bustine protettive con il prezzo scritto sopra
Ogni carta ha il suo prezzo in yen: si compra la singola, non si tira a sorte.

A Osaka il quartiere di riferimento è Den Den Town, ma vale la pena perdersi anche nei corridoi commerciali della città sotterranea, dove sopravvivono banchi minuscoli che nessuna guida elenca. In generale: più il negozio è brutto, più le probabilità salgono.

Il galateo della vetrina

Non si aprono le vetrine da soli, non si maneggiano le carte senza permesso, non si contratta. Il prezzo esposto è il prezzo. Si indica, si chiede con un sumimasen, si aspetta. È lo stesso registro di compostezza che regola le code alla fermata e le regole sui mezzi pubblici, e vale anche davanti a un cartoncino da diecimila euro.

Informazioni pratiche

  • Contanti. Molti negozi dell’usato preferiscono il contante e alcuni applicano una maggiorazione sulla carta. Gli sportelli bancomat dei konbini accettano quasi sempre le carte estere e sono aperti a qualunque ora.
  • Tax free. L’esenzione non si applica quasi mai all’usato da collezione. Ricorda inoltre che dal 1° novembre 2026 il sistema giapponese passa al rimborso in aeroporto anziché allo sconto in cassa: conserva sempre scontrini e passaporto.
  • Trasporto. Bustina protettiva più custodia rigida, e il tutto nel bagaglio a mano. L’estate giapponese è umida e calda: il cartoncino si imbarca prima di te.
  • Budget. Fissa una cifra prima di entrare. Le vetrine dei card shop sono progettate per farti dimenticare che esiste un limite.

Se le carte sono solo una parte della lista, la guida su cosa comprare in Giappone aiuta a distribuire lo spazio in valigia; e se ti interessa capire da dove nasce l’ossessione estetica che ha reso Pikachu un’icona mondiale, il punto di partenza è la cultura kawaii, cresciuta negli stessi anni e sugli stessi scaffali dei manga per ragazzi.

Leggi ancheBooster Pack Pokémon Vintage in Giappone: Prezzi Reali per Ogni Set

C’è qualcosa di commovente nel fatto che il primo lotto di stampa si riconosca per un’assenza. Nessuno, nel 1996, decise di rendere quelle carte speciali: lo sono diventate perché qualcuno si è dimenticato un simbolo, e perché quasi tutte sono state consumate da bambini che non sapevano di avere in mano un pezzo di storia. Ichi-go ichi-e, un incontro, una volta sola: vale per le persone e, a quanto pare, anche per un angolo di cartoncino rimasto vuoto.

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Articolo aggiornato: agosto 2026.

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Come abbiamo scritto questo articolo

Esperienza diretta
I luoghi descritti sono stati visitati di persona (agosto 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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