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The Strip: Bellagio, Venetian, Caesars Palace e Fremont Street

Storia della Strip di Las Vegas, dalle fontane del Bellagio alla Sphere, fino a Fremont Street nel centro storico: cosa vedere e come muoversi.

La Strip di Las Vegas illuminata di notte con la Torre Eiffel del Paris
La Strip di notte: sei chilometri e mezzo di resort, e quasi nessuno la percorre tutta a piedi.
In questo articolo
  1. Una città che ha cambiato pelle più volte
  2. Bellagio, le fontane e il lusso ispirato all’Italia
  3. Il Venetian, Venezia nel deserto
  4. Caesars Palace, il decano della Strip moderna
  5. La Sphere, l’arrivo più recente
  6. Le altre grandi presenze del cuore della Strip
  7. Un dettaglio poco noto sulla Strip
  8. Come vivere la Strip in pratica
  9. Fremont Street, la Las Vegas prima della Strip
  10. Strip e Fremont Street a confronto

Las Vegas Boulevard, che quasi nessuno chiama così e che tutti conoscono semplicemente come la Strip, è una striscia di circa sette chilometri che concentra la scenografia più densa e più fotografata degli Stati Uniti: resort che riproducono Venezia o l’Antica Roma, fontane coreografate a ritmo di musica, e da qualche anno anche una sfera di ottocento milioni di dollari coperta di schermi a led. A qualche chilometro di distanza, nel cuore storico della città, Fremont Street racconta una Las Vegas completamente diversa, più piccola, più vecchia e in un certo senso più autentica.


Una città che ha cambiato pelle più volte

Las Vegas nasce come stazione ferroviaria nel deserto del Nevada agli inizi del Novecento, ma la sua storia come capitale del gioco d’azzardo comincia nel 1931, quando lo stato del Nevada legalizza il gioco per legge proprio mentre gli Stati Uniti attraversano la Grande Depressione. I primi casinò moderni della città nascono però solo dopo la Seconda guerra mondiale, e la fase più mitizzata della sua storia, quella raccontata da decine di film, è l’epoca dei casinò legati alla criminalità organizzata tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta: il Flamingo, aperto nel 1946 con il coinvolgimento del gangster Bugsy Siegel, il Sands, il Desert Inn, lo Stardust. Sono anni in cui il denaro che finanzia molti dei nuovi hotel arriva da circuiti opachi, spesso legati a Chicago o a New York, e in cui Las Vegas si costruisce l’immagine da città fuori legge che ancora oggi fa parte del suo mito.

Prima ancora dei casinò, la crescita della città era già legata a doppio filo a un grande cantiere: la costruzione della diga Hoover, completata nel 1935 a circa quaranta chilometri da Las Vegas, che portò migliaia di operai e famiglie in una zona fino ad allora quasi disabitata, ponendo le basi demografiche per lo sviluppo successivo. È in quel decennio, complice anche la legalizzazione del gioco d’azzardo, che la città comincia a costruire la propria identità di destinazione per il divertimento degli adulti, prima con piccole sale sul vecchio Fremont Street e solo più tardi con i grandi casinò lungo quello che allora era poco più di un tratto di strada statale fuori città. Negli anni Cinquanta e Sessanta la Strip diventa anche il palcoscenico del cosiddetto Rat Pack, il gruppo di artisti riunito attorno a Frank Sinatra e Dean Martin che si esibiva regolarmente al Sands, contribuendo non poco a costruire il mito glamour della città in quegli anni, un mito che convive senza troppi imbarazzi con il denaro di provenienza opaca che finanziava buona parte di quei casinò. Oggi quella stagione è raccontata in modo diretto dal Mob Museum, aperto nel 2012 nel centro storico in un ex tribunale federale, che ricostruisce con documenti originali il legame tra Las Vegas e la criminalità organizzata di quegli anni.

Le cose cambiano radicalmente a partire dal 1969, quando il Nevada approva una legge che permette per la prima volta alle società quotate in borsa di possedere casinò, aprendo la strada a un progressivo allontanamento della criminalità organizzata e all’ingresso di grandi gruppi alberghieri e finanziari. Uno dei protagonisti di questo passaggio è il miliardario Howard Hughes, che a partire dal 1966 comincia ad acquistare uno dopo l’altro diversi casinò storici della Strip, contribuendo a ripulirne l’immagine agli occhi degli investitori istituzionali. Pochi anni dopo, nel 1973, l’imprenditore Kirk Kerkorian apre il primo MGM Grand, all’epoca l’hotel più grande del mondo per numero di camere: un progetto di scala completamente diversa rispetto ai casinò più piccoli e più raccolti dell’epoca del Rat Pack, e un primo segnale di dove sarebbe andata la Strip nei due decenni successivi. È questo il momento in cui Las Vegas comincia a diventare la città che conosciamo oggi, ma la vera svolta arriva alla fine degli anni Ottanta con l’apertura del Mirage nel 1989, il primo dei grandi resort a tema costruito da Steve Wynn, con un vulcano artificiale che erutta ogni sera davanti all’ingresso. Da lì in avanti la Strip si riempie in pochi anni di megaresort a tema: Excalibur nel 1990 con il suo castello medievale, Luxor nel 1993 a forma di piramide egizia, Treasure Island lo stesso anno con la sua baia dei pirati, New York New York nel 1997 con lo skyline della Grande Mela in miniatura. È l’era dei resort a tema che ha davvero definito l’estetica della Strip moderna, quella riconoscibile in tutto il mondo.

Bellagio, le fontane e il lusso ispirato all’Italia

Il Bellagio apre nell’ottobre del 1998, sempre per volontà di Steve Wynn, con un investimento dichiarato di circa un miliardo e seicento milioni di dollari, una cifra record per l’epoca. Il nome e l’estetica del resort si ispirano al borgo di Bellagio sul Lago di Como, e l’edificio è costruito attorno a un lago artificiale di circa tre ettari e mezzo, proprio davanti alla facciata sulla Strip. In quel lago si esibisce lo spettacolo più famoso e più fotografato della città: le fontane danzanti del Bellagio, un sistema coreografato di getti d’acqua che si muovono a tempo di musica, illuminati di notte, con spettacoli gratuiti che si ripetono ogni trenta minuti nel pomeriggio e ogni quindici minuti la sera, fino a mezzanotte. È uno degli spettacoli gratuiti più visti al mondo e, insieme al vulcano del Mirage che lo ha preceduto, ha in pratica inventato l’idea stessa dell’attrazione gratuita da strada come richiamo per i casinò della Strip.

Il laghetto delle fontane del Bellagio con il Paris Las Vegas sullo sfondo
Le fontane partono ogni quindici minuti dal pomeriggio: lo spettacolo è gratuito e dura pochi minuti.

All’interno, il Bellagio ospita anche il Conservatory & Botanical Garden, una serra che cambia allestimento floreale a ogni stagione, e in passato ha ospitato una collezione d’arte permanente aperta al pubblico. È diventato negli anni anche un set cinematografico ricorrente, reso celebre soprattutto dalla saga di Ocean’s Eleven, che ha contribuito non poco a costruirne la fama internazionale.

Il Venetian, Venezia nel deserto

A pochi passi dal Bellagio, il Venetian apre nel 1999 sul sito dove sorgeva il vecchio Sands Hotel, uno dei casinò simbolo dell’epoca del Rat Pack demolito proprio per fare spazio al nuovo resort. Il progetto riproduce su scala ridotta alcuni dei monumenti più noti di Venezia: la facciata richiama Palazzo Ducale e il Campanile di San Marco, mentre all’interno si trova una replica del Ponte di Rialto e un lungo canale artificiale, il Grand Canal Shoppes, dove è possibile fare un giro in gondola vero, guidato da un gondoliere in costume che spesso canta arie italiane lungo il tragitto, sia al coperto sia lungo un tratto scoperto all’esterno, affacciato sulla Strip. Il Venetian e il resort gemello Palazzo, aperto nel 2007, insieme superano le settemila camere, ed è una delle strutture della Strip che punta più esplicitamente su un pubblico alto di fascia business, grazie anche al grande centro congressi collegato.

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Il canale esterno del Venetian con le gondole e il campanile
Fuori dal Venetian il canale, il ponte e il campanile: Venezia rifatta in scala.
Una gondola con il gondoliere nel canale interno dei Grand Canal Shoppes
Il canale interno scorre dentro il centro commerciale, sotto un cielo dipinto sempre al tramonto.

Il Grand Canal Shoppes, il centro commerciale che ospita il canale artificiale, ha un soffitto dipinto che riproduce un cielo azzurro con nuvole, illuminato in modo da simulare il passaggio dalla luce del giorno a quella del tramonto nell’arco della giornata, una soluzione molto simile a quella adottata pochi anni prima ai Forum Shops di Caesars Palace e diventata poi una specie di firma stilistica dei grandi centri commerciali della Strip. Le gondole partono a intervalli regolari sia dal tratto interno sia da quello esterno affacciato sul boulevard, e nelle ore serali, quando la fila si allunga, conviene mettere in conto anche mezz’ora di attesa prima di salire a bordo.

Caesars Palace, il decano della Strip moderna

Caesars Palace è uno dei pochi grandi nomi della Strip a precedere l’era dei megaresort a tema: apre infatti già nel 1966, con un’estetica dedicata all’Antica Roma che all’epoca era assolutamente inedita per un casinò, tra statue, colonne e fontane. Nel corso dei decenni il complesso si è ampliato più volte, con l’aggiunta nel 1992 dei Forum Shops, un centro commerciale di lusso con soffitti dipinti a cielo che cambiano colore per simulare l’alba e il tramonto, e nel 2003 con l’apertura del Colosseum, un’arena da quattromilacinquecento posti costruita apposta per ospitare le residency di grandi artisti, la più celebre delle quali resta quella di Celine Dion, che vi si è esibita per anni. Caesars Palace è anche uno dei casinò più legati alla storia della boxe e degli sport da combattimento a Las Vegas, avendo ospitato per decenni alcuni degli incontri più importanti della disciplina, incluse diverse notti che sono rimaste nella storia dello sport per il pubblico e per l’incasso generato. Nel 2013 il resort si è ampliato ulteriormente con il Nobu Hotel, una torre boutique interna dedicata alla catena di ristoranti giapponesi fondata dallo chef Nobu Matsuhisa insieme all’attore Robert De Niro, un esempio precoce di come i grandi resort abbiano iniziato a ospitare al proprio interno strutture più piccole e riservate, pensate per chi cerca un’esperienza meno dispersiva rispetto alla torre principale con le sue migliaia di camere.

La Sphere, l’arrivo più recente

Il volto più nuovo della Strip è la Sphere, un’arena sferica alta circa cento metri, situata proprio accanto al Venetian, aperta al pubblico nel settembre del 2023 dopo diversi anni di costruzione e un costo complessivo stimato attorno agli ottocento milioni di dollari. All’esterno la struttura è ricoperta da uno schermo a led curvo, chiamato Exosphere, composto da centinaia di migliaia di singoli pannelli luminosi che trasformano l’intero edificio in un’enorme insegna animata visibile da gran parte della Strip, capace di simulare un occhio gigante, una palla da basket o il pianeta Terra a seconda dello show in corso. All’interno ospita concerti ed esperienze immersive proiettate su uno schermo interno a centoottanta gradi con una risoluzione altissima, pensato per eventi che uniscono musica dal vivo ed effetti visivi su scala mai vista prima in un’arena di questo tipo. È già diventata, in pochissimo tempo, uno dei simboli fotografici più riconoscibili della città, al pari delle fontane del Bellagio.

Dal punto di vista tecnico la Sphere resta a oggi la struttura sferica più grande del mondo, con una capienza dichiarata di circa diciassettemila spettatori e uno schermo interno curvo che copre l’intero campo visivo, affiancato da un sistema audio con migliaia di altoparlanti indipendenti pensato per restituire un suono diverso a seconda del posto occupato in sala. Ad aprirla ufficialmente, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 2023, è stata una lunga residency degli U2, che hanno tenuto decine di concerti nell’arco di diversi mesi: un debutto che ha contribuito non poco a far conoscere la nuova arena anche a chi non era mai stato a Las Vegas. Vedere uno spettacolo dentro la Sphere ha un costo paragonabile a un grande concerto in un palazzetto europeo, mentre guardare l’esterno dell’Exosphere accendersi la sera, magari dal ponte pedonale davanti al Venetian, resta gratuito e per molti versi altrettanto suggestivo.

Le altre grandi presenze del cuore della Strip

Attorno a Bellagio, Venetian e Caesars Palace si è formato negli anni un secondo cerchio di resort che completa il tratto centrale della Strip e che vale la pena conoscere anche solo per orientarsi. Il Paris Las Vegas, aperto nel 1999 proprio di fronte al Bellagio, riproduce in scala ridotta la Torre Eiffel, l’Opéra e l’Arco di Trionfo, con una piattaforma panoramica a circa metà altezza della torre da cui si vede l’intera Strip dall’alto. Poco più a nord, il complesso CityCenter, inaugurato nel 2009 nel pieno della crisi finanziaria globale con un investimento che ha sfiorato i nove miliardi di dollari, ospita il resort Aria e diverse torri residenziali dal profilo architettonico decisamente più contemporaneo rispetto ai resort a tema degli anni Novanta. Accanto, il Cosmopolitan, aperto nel 2010, si è ritagliato negli anni la reputazione di hotel prediletto da un pubblico più giovane, grazie a un design meno legato a un tema preciso e a una programmazione di locali e ristoranti molto seguita anche da chi non alloggia lì. Sono tutti resort che, insieme a Bellagio e Caesars Palace, formano quel tratto di circa un chilometro e mezzo dove si concentra la parte più densa e più fotografata dell’intera Strip.

Lo skyline in miniatura del New York-New York illuminato di notte
Grattacieli in scala e montagne russe che escono dalla facciata: la Strip cita, non copia.
La Torre Eiffel del Paris Las Vegas e la mongolfiera al tramonto
La Torre Eiffel del Paris è alta la metà dell’originale: si sale fino alla piattaforma panoramica.

Un dettaglio poco noto sulla Strip

Un fatto che sorprende molti viaggiatori italiani è che gran parte della Strip, incluse quasi tutte le sue attrazioni più famose, non si trova tecnicamente all’interno dei confini amministrativi della città di Las Vegas, ma in una porzione non incorporata della contea di Clark, gestita quindi da un’amministrazione diversa da quella del municipio cittadino. È una curiosità che raramente compare nelle guide, ma spiega anche perché alcune regole locali, dalle norme edilizie a certe licenze commerciali, cambino leggermente man mano che ci si sposta tra la Strip vera e propria e il centro storico attorno a Fremont Street, che invece rientra a pieno titolo nel territorio comunale.

Come vivere la Strip in pratica

Camminare l’intera Strip da un capo all’altro, dal Mandalay Bay a sud fino al Fontainebleau a nord, richiede più di due ore di cammino continuo, ed è un’impresa che va gestita con realismo, soprattutto per via del clima: nei mesi estivi le temperature superano regolarmente i quaranta gradi anche nel tardo pomeriggio, e l’asfalto e il cemento restituiscono calore anche dopo il tramonto. Conviene quindi pianificare gli spostamenti più lunghi nelle ore serali o notturne, quando la città si anima comunque di più, e usare la monorotaia o un rideshare per i tratti più lunghi durante il giorno. Molti degli attraversamenti tra un hotel e l’altro avvengono tramite passerelle pedonali sopraelevate, utili per evitare il traffico ma che allungano parecchio i percorsi rispetto a una linea retta sulla mappa.

La piscina del Paris Las Vegas con la Torre Eiffel che la sovrasta
D’estate la vita si sposta a bordo piscina: fuori si superano regolarmente i quaranta gradi.

Negli ultimi anni si è aggiunta anche un’alternativa più insolita per gli spostamenti brevi: il Vegas Loop, una rete di gallerie sotterranee scavate dalla società Boring Company di Elon Musk, che collega con navette elettriche alcuni punti del centro congressi e, in fase di espansione progressiva, diversi hotel della Strip. È un sistema ancora parziale, pensato più per i grandi eventi fieristici che per il turista medio, ma rappresenta un altro segnale di quanto la città continui a reinventare il modo di muoversi al proprio interno.

Le fontane del Bellagio si vedono meglio dal marciapiede opposto, davanti al Paris Las Vegas, oppure direttamente dalla terrazza di alcuni bar con vista sul lago: verificare l’orario degli spettacoli prima di organizzare la serata evita di arrivare nell’intervallo tra un ciclo e l’altro. Per il giro in gondola al Venetian conviene sapere che esiste sia la versione al coperto, lungo il Grand Canal Shoppes, sia quella all’aperto, affacciata sulla Strip, entrambe a pagamento e spesso soggette a lista d’attesa nelle ore serali.

Per la fotografia, il momento migliore per vedere la Strip resta l’ora tra il tramonto e il buio pieno, quando le insegne e le facciate a led cominciano ad accendersi ma il cielo mantiene ancora un po’ di luce naturale: è la fascia oraria in cui le foto rendono meglio, e anche quella in cui la folla è ancora relativamente gestibile rispetto al cuore della notte. Vale la pena ricordare, entrando in un qualsiasi casinò della Strip, che le sale da gioco sono progettate deliberatamente senza finestre e senza orologi visibili, una scelta studiata fin dai tempi dei primi grandi casinò per rendere più difficile percepire il passare del tempo: un dettaglio piccolo ma reale, che spiega anche perché sia facile perdere la cognizione delle ore una volta dentro.

Fremont Street, la Las Vegas prima della Strip

Se la Strip racconta la Las Vegas nata dagli anni Ottanta in avanti, Fremont Street è il pezzo di città che esisteva prima, il nucleo originario attorno a cui la città si è sviluppata agli inizi del Novecento. È qui che sorgono i casinò più antichi in assoluto, come il Golden Gate, aperto nel 1906, molto prima che la Strip come la conosciamo oggi esistesse anche solo sulla carta. Per decenni Fremont Street è stata il vero centro dell’intrattenimento cittadino, prima che negli anni Novanta lo sviluppo si spostasse quasi interamente verso sud, lungo il boulevard, lasciando il centro storico in una fase di lento declino.

La risposta della città arriva nel 1995, con la creazione della Fremont Street Experience: una copertura pedonale lunga circa cinque isolati, inizialmente equipaggiata con oltre due milioni di lampadine, che nel 2004 viene sostituita da un enorme schermo a led curvo ribattezzato Viva Vision, tra i più grandi al mondo per questo tipo di installazione. Il canale Viva Vision copre un tratto di circa quattrocentocinquanta metri a un’altezza di circa nove piani, ed è stato finanziato da un consorzio dei casinò storici del centro, riuniti proprio per rilanciare l’area dopo che l’attenzione della città si era spostata quasi interamente verso la Strip. Diverse volte per notte, lo schermo che copre l’intera strada si accende con spettacoli musicali sincronizzati, gratuiti, mentre sotto la copertura si alternano musica dal vivo, bancarelle e spettacoli di strada. La differenza rispetto alla Strip moderna è netta: qui i casinò sono più piccoli, gli hotel hanno in media meno camere e prezzi più bassi, e l’atmosfera generale è più raccolta, quasi da quartiere, contro la scala monumentale e un po’ impersonale dei megaresort a sud. Chi cerca la Las Vegas dei film ambientati nell’epoca del gioco d’azzardo clandestino, prima dell’arrivo della grande finanza, trova a Fremont Street un’eco molto più diretta di quella che si respira sulla Strip di oggi.

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Un’altra attrazione che vale la pena conoscere prima di arrivare è la SlotZilla, una zipline sospesa sopra la copertura di Fremont Street, aperta nel 2014 e poi allungata l’anno successivo con un secondo percorso che arriva a superare i quattrocento metri di lunghezza: si vola letteralmente sopra la folla e sotto lo schermo a led, a pagamento, in due versioni con quota di partenza diversa. Poco distante, sempre nel centro storico, si trova anche il Neon Museum, un parco a cielo aperto che raccoglie le vecchie insegne al neon dismesse dai casinò della città nel corso dei decenni: un modo diverso, meno luminoso ma più intimo, di ripercorrere la storia della Strip attraverso i suoi stessi simboli fuori uso.

Strip e Fremont Street a confronto

Chi ha solo poche sere a disposizione si trova spesso a dover scegliere quanto tempo dedicare a ciascuna delle due anime della città. La Strip resta la scelta obbligata per chi vuole vedere i resort a tema, le fontane del Bellagio, il Venetian e la Sphere, e per chi cerca la vita notturna più internazionale, con locali e ristoranti aperti fino a tardi tutte le sere della settimana. Fremont Street, più raccolta e percorribile per intero in mezz’ora scarsa, funziona meglio come tappa serale singola, magari nella prima parte della vacanza, perché offre in poco spazio una sintesi diversa della città, più economica anche per mangiare o giocare qualche mano ai tavoli, e meno dispendiosa in termini di tempo speso a camminare da un ingresso all’altro di resort enormi. Molti visitatori scelgono di dedicare una sera intera a Fremont Street e il resto del soggiorno alla Strip, un equilibrio che nella pratica funziona bene perché le due zone raccontano davvero due fasi diverse della stessa città, più che due varianti dello stesso posto.

Articolo aggiornato: settembre 2026.

Come abbiamo scritto questo articolo

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I luoghi descritti sono stati visitati di persona (settembre 2026). Orari, prezzi e percorsi sono stati verificati sul posto, non copiati da altre fonti.
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